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PER ALITALIA SERVE UN INTERVENTO DIRETTO DELLO STATO

Tomaselli (USB): le dichiarazioni del ministro Calenda, se rimangono enunciazioni, sono solo retorica

Roma -

COMUNICATO STAMPA

A prima vista sembrerebbero corrette le dichiarazioni del Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda su Alitalia - afferma Fabrizio Tomaselli dell'Esecutivo nazionale confederale di USB -. Dire infatti che Alitalia “....ha problemi significativi di gestione. ” e che “Non esiste che si parli di esuberi prima di parlare di piano industriale. Nessuna azienda si salva senza piano industriale", è cosa ragionevole, come lo è anche affermare che le colpe della gestione di Alitalia "non devono ricadere sui lavoratori".


Queste affermazioni del Ministro – continua il sindacalista - in realtà sono però insufficienti e parziali perché prendono in esame soltanto le responsabilità dell'azienda. Insufficienti perché il governo sa bene che senza un intervento dello stato è praticamente impossibile un reale piano industriale di sviluppo che consenta di evitare problemi occupazionali. Parziali perché oltre alle chiare responsabilità dell'azienda, che lo ricordiamo è stata guidata da vari management che in molti poi sono stati poi condannati per aver dilapidato il patrimonio dell'Alitalia, non prende in esame le gravissime responsabilità dei vari governi che si sono succeduti almeno in questi ultimi 15 anni.

La mancanza di regole certe nel trasporto aereo, la possibilità data a Ryanair di occupare quasi per intero il mercato italiano usufruendo di forti finanziamenti da aziende ed enti locali, di impiegare personale senza contratto di lavoro italiano e pagato all'estero, di usufruire di tassazioni ridicole o inesistenti e di un sistema di “tutele” che altri paesi europei non hanno mai applicato alle low cost, ha fortemente contribuito al tracollo di Alitalia, di Meridiana e dell'intero sistema italiano del trasporto aereo. Siamo quindi nella paradossale situazione per la quale il trasporto aereo si sviluppa in modo esponenziale e al tempo stesso aumentano le migliaia e migliaia di esuberi tra i lavoratori. Si licenziano lavoratori per assumerne altri che costano di meno e sono più precari. Il Governo sembra criticare l'azienda ma non fa nulla per modificare e migliorare il sistema di un'industria strategica come il trasporto aereo.


Allora – insiste Tomaselli - non possiamo dire altro che il Governo deve smetterla di favorire in ogni modo Ryanair, deve fare la sua parte costruendo regole certe e valide per tutte le aziende che permettano di sviluppare l'intero settore in modo armonico e senza ulteriori licenziamenti. E se per fare questo serve tempo, bene, allora ci metta anche i soldi e si riappropri di un bene strategico per il paese, magari anche attraverso la nazionalizzazione. Se si trovano decine di miliardi per risanare banche e finanza, significa che i soldi ci devono essere anche per aziende come l'Alitalia o come l'Ilva o come le tante che si trovano in crisi ma che possono produrre ricchezza vera per tutti, molto più della finanza che di creativo produce solo nuovi rigonfi portafogli di pochi gruppi e speculatori nazionali ed internazionali.

Solo così – conclude il rappresentante di USB - le enunciazioni del Ministro non rimarranno tali e si trasformeranno in progetti concreti: in caso contrario rimarranno solo retorica e chiacchiere in libertà alle quali ci opporremo in modo netto.




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Fabrizio Tomaselli

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