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Paradossi: a Piacenza il “sindacato” CISL difende un licenziamento

Roma -

In un mondo alla rovescia accade anche che un sindacato si schieri apertamente a favore di un’azienda e di un licenziamento inflitto a un lavoratore, ritenendolo giustificato. Nonostante sia un provvedimento legato a un malore avuto durante l’orario di lavoro, denunciato come infortunio con tanto di prognosi di quindici giorni, che la ditta, colpevole di non aver messo in atto tutte le tutele di sicurezza previste dalla norma, vuole spacciare invece per simulazione.

Crediamo che un lavoratore licenziato ingiustamente abbia il diritto di difendersi e, nel caso il licenziamento venisse giudicato illegittimo, e il diritto al reintegro. Purtroppo la legge italiana in questi casi non prevede la riassunzione e quindi i lavoratori e il sindacato che li difende sono costretti a scioperare e a manifestare per evitare soprusi e ingiustizie e per costringere il datore di lavoro a riconoscere le proprie responsabilità. È una battaglia impari, difficile e a volte al limite della legalità ma non ci sono altri mezzi per riconquistare diritti e dignità di chi lavora e viene licenziato solo perché si permette di veder riconosciuti i propri diritti.
In quest’ottica diventa scandalosa, deleteria e preoccupante la dichiarazione della RSA della CISL in difesa della Cosepi, società in appalto presso la Safta. La CISL che ha permesso a un suo delegato tale aberrante dichiarazione, si conferma non essere più un sindacato, anche perché firma accordi aziendali dove i lavoratori perdono sino a 300 euro al mese e non solo, mentre a livello nazionale si accaparra la possibilità di fare i propri interessi con la gestione di welfare aziendale, fondi pensione, consulenze fiscali, enti bilaterali, corsi di formazione finanziati dai fondi europei e molto altro ancora, trasformando il suo ruolo da difensore dei diritti dei lavoratori a quello di difensore dei propri interessi.

“Che la CISL non condivida il modo di operare di USB, che cerca invece di ricostruire una rete di solidarietà tra i lavoratori per la riconquista dei diritti, sconfiggendo i tentativi di ripristinare vere e proprie forme di schiavitù nei posti di lavoro, ci sembra perfettamente naturale – dichiara Riadh Zaghdane, dell’Esecutivo nazionale Usb – Infatti a noi le iscrizioni al sindacato non le fa l’azienda al momento dell’assunzione e per questo non ci sentiamo obbligati a dover giustificare e appoggiare sempre e comunque qualsiasi comportamento aziendale, compresi i licenziamenti illegittimi. Anche l’opportunità data alla CISL di aprire uno sportello per gli iscritti all’interno dell’azienda la dice lunga sulla commistione di questo sindacato con la parte datoriale. Ci possiamo permettere di dire alla CISL che sarebbe stato meglio tacere e lasciare lavorare invece chi crede che il sindacato sia un'altra cosa. Crediamo necessario l’immediato reintegro del lavoratore e siamo da sempre disponibili ad un incontro con Cosepi e Safta al fine di risolvere il problema. Di certo non ci fermeremo di fronte a un no”.

 

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