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CONTI DI ALITALIA, USB: L’AZIENDA SI PUO’ RISANARE

Nazionale -

Dopo la pubblicazione sul sito dell’amministrazione straordinaria della situazione patrimoniale di Alitalia al 28 febbraio 2017, abbiamo una prima valutazione dei dati di esercizio. I dati sono parziali, manca tutto il bilancio 2016, tuttavia il professor Ugo Arrigo anticipa l’analisi della situazione Alitalia e partendo dalle indicazioni disponibili, riferisce di un’ipotesi di perdite strutturali per 198 mln. Si tratterebbe di un valore molto distante dalla passività di Alitalia commisurata in 600 mln di euro pubblicata da varie fonti stampa, che ha portato al commissariamento della società il 2 maggio scorso. Si tratterebbe quindi di una situazione seria, sulla quale però si può lavorare per il risanamento.  Anche il professor Intrieri sempre partendo da quei numeri pubblica un articolo che evidenzia spese pazze, costi fuori controllo e fuori mercato dell’azienda.  


Da queste prime considerazioni fatte da esperti del settore, si deduce che Alitalia potrebbe essere industrialmente recuperabile, i costi possono essere ridotti e i ricavi sono possibili. Avevamo ragione a pensare che l’Alitalia fosse stata mal gestita per decenni, particolarmente dalla privatizzazione della Lai in avanti. Sia i “Capitani Coraggiosi” della Cai e poi i manager di Etihad non solo non hanno saputo valorizzare l’azienda ma nel giro di 8 anni l’hanno portata al dissesto dei conti per investimenti totalmente sbagliati e capitoli di spesa fuori da ogni confronto. Si tratta di responsabilità che dovranno essere portate e valutate nelle sedi competenti.


Se la struttura industriale di Alitalia tiene, sul conto economico si può lavorare. Ora è assurdo pensare allo spezzatino quando raddrizzando il timone si può preservare un’azienda importante dell’industria italiana. In questo scenario comunque è assolutamente impensabile svendere Alitalia intera o peggio a pezzi. La ricetta non è semplice ma vedremo se Luigi Gubitosi raccoglierà questa sfida per non cedere gli asset a qualunque costo. Sono ancora una volta evidenti le responsabilità dei governi precedenti nelle scelte sbagliate. Lo Stato dovrà rispondere ai 12.000 dipendenti di Alitalia e agli altri 20.000 dell’indotto dell’aeroporto di Fiumicino. La nazionalizzazione e l’intervento dello Stato resta la via d’uscita per rilanciare l’azienda e la filiera dell’intero settore del trasporto aereo.

 

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