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Usb: L’unica vera emergenza è quella dei Vigili del Fuoco

Nazionale -

Basta creare un messaggio di continuo stato di allerta utile a mantenere gli italiani prigionieri della paura, distraendoli dalle vere emergenze di un Paese in crisi con la disoccupazione alle stelle, la corruzione metodo di lavoro, la precarietà del presente l’unico orizzonte possibile e il gioco è fatto. Ecco che dalla paura nascono introiti. L’emergenza ha effetti sul diritto: dall’emergenzialità si scivola verso un vero e proprio stato di eccezionalità che ingabbiano il diritto e in cui a chi detiene il potere tutto è permesso o poco controllato.
Ecco così l’intreccio tra potere e criminalità, la concussione e la corruzione, l’associazione a delinquere di stampo mafioso e no, l’estorsione, l’usura legalizzata, il riciclaggio, le false fatturazioni, le turbative d’asta e chi più ne ha più ne metta. Sono questi gli ingredienti che compongono spesso la gestione delle grandi emergenze. Mafia Capitale, l’inchiesta condotta dalla procura di Roma, ci dà una fotografia potente e tragica del degrado di una città e di un intero paese.
Come titolava l’Espresso più di mezzo secolo fa? “Capitale corrotta, Nazione infetta”. Siamo ancora lì. Le emergenze, siano esse calamità naturali o eventi che per intensità ed estensione debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari, rappresentano una operazione di mistificazione e occultamento della realtà ed offrono la possibilità di grandi business.
Nel 2008 l’emergenza nomadi, dichiarata in tre aree metropolitane considerate ad alto rischio di allarme sociale (Napoli, Roma Milano) e la conseguente costruzione di megacampi ha fruttato ingenti profitti molto più redditizi del mercato della droga. E poi, naturalmente, l’emergenza rifiuti e l’emergenza casa, sempre molto attuali e redditizie, persino l’emergenza Giubileo e, infine, le emergenze da ordinaria catastrofe.
Dal 22 maggio 2012 anche il soccorso, sotto l’ala della Protezione civile, entra nel vortice dell’ “emergenza a tutti i costi”. Grazie all’allora capo Franco Gabrielli dalle emergenze si introitano accise. E oggi tanto sembra facile parlare di emergenza da dichiarare che addirittura i governatori regionali scrivono sui giornali e dicono in tv che è emergenza su tutto. L’altro giorno è stato il turno di Emiliano, patron della Puglia, che sulla scia di De Luca crede di essere Ministro degli Interni e parla di catastrofi da affrontare con l’iter emergenziale. Intanto Minniti pietisce una sponsorizzazione europea al suo decreto sull’emergenza immigrazione.
L’unica vera emergenza che il ministro dovrebbe dichiarare è quella dei Vigili del Fuoco, naturalmente sentiti i vertici del Dipartimento. La motivazione: impossibilità di agire per sopraggiunto sovraccarico di lavoro. Siamo troppo pochi e i mezzi, da fonti ufficiali del Dipartimento, i più vecchi d’Europa. Per noi però si procede in retromarcia rispetto al business delle altre emergenze. Noi dobbiamo fallire. Così i privati potranno finalmente sostituirci e gestire quella prevenzione che ai sensi del Dlg 139 rimane competenza del Corpo nazionale, anche se non la pratichiamo.
Allora che tutto bruci in lungo e in largo, che la grandine colpisca Macerata, che il vento faccia la sua parte in Puglia, che la Sardegna diventi un girarrosto e che il comando di Roma decida che nella serata di mercoledì, essendosi “riaccesa” la pineta di Castelfusano, la “partenza” di Ostia vada in ordinario servizio a coordinare le squadre di Protezione civile. Sono finiti i soldi della convenzione? Oppure è meglio fare come le formichine e risparmiare per l’agosto che verrà?
Se le emergenze sono un business, le convenzioni sono una vera truffa. Sì, un modo per raddoppiare i soldi, che dallo Stato passano alle Regioni e dalle Regioni allo Stato. Con il privato che di tanto in tanto fa capolino qua e là. Con i lavoratori che per colpa dell’emergenza crisi, pur di prendere qualche soldino ora e restituirlo a febbraio, qualche “servizietto” lo fanno. Naturalmente sperando sempre che nessuno si faccia male anche perché il ticket è a carico del vigile del fuoco in tutte le regioni esclusa la Toscana. E si sa che se ti fai male da Vigile del Fuoco, grazie al riordino, non hai nessuna garanzia del futuro, a meno che non si decida di passare da 60 a 66 anni prima di andare in pensione.  
Adesso è tempo di mandare a casa questi curatori fallimentari del soccorso e cominciare a parlare di rilancio del Corpo nazionale con soldi, assunzioni e mezzi.
 
Usb Vigili del Fuoco