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L’incendio dimenticato di Alcamo, le nubi tossiche e la salute dei pompieri

Nazionale -

Ancora qualche piccolo focolaio e potremo concentrarci sull’allarme diossina, ad Alcamo (in provincia di Trapani) dove le squadre di vigili del fuoco sono intervenute per via di un enorme incendio scoppiato domenica nell'impianto di stoccaggio per la differenziazione dei rifiuti, in contrada Sasi.
Canadair, elicotteri, autobotti e naturalmente vigili del fuoco hanno fronteggiato l'imponente colonna di fiamme e fumo che il vento ha spinto verso il centro abitato trasportando chissà quale veleno. I cittadini, raggiunti dalle TV locali (ma non da quelle nazionali, se non è mafia di Sicilia non si parla…) ci informano che in alcuni quartieri il cattivo odore è risultato molto intenso.
Naturalmente visto l’impossibilità di sapere con certezza cosa contenesse il centro di stoccaggio, anche perché il proprietario è irreperibile, la preoccupazione si fa sempre più evidente e l’allarme inquinamento ambientale sempre più consistente. Per i carabinieri  e per il personale specializzato è ancora impossibile riuscire ad accedere all'interno del centro per verificare da dove si possano essere propagate le fiamme e per accertarne la natura.
Dalla direzione regionale dei vigili del fuoco siciliani il direttore invece si chiude nel più classico dei silenzi. A lui mancano pochi giorni per la pensione ed è meglio stare tranquilli. Del resto non è nuovo ad atteggiamenti del genere visto che nel caso del “Barcone di Augusta” lo ricordiamo come il peggiore amministratore dell’isola.
Intanto la procura di Trapani ha aperto un fascicolo sull'incendio. L'accusa, al momento a carico di ignoti, è di disastro ambientale e si basa sulla distruzione dell'area nella quale si trova l'azienda di rifiuti e l'inquinamento scaturito. Le indagini verranno eseguite dai carabinieri e la prefettura di Trapani ha costituito un'unità di crisi con le forze di polizia, dei vigili del fuoco, della protezione civile regionale e del corpo Forestale che in Sicilia ancora esiste.
Inutile sottolineare la nostra preoccupazione, come sindacato, verso i lavoratori del corpo nazionale che tra le fatiche di questo luglio assurdo si sono ritrovati in un inferno di cristallo a respirare chissà quale veleno.
Ci aspettiamo che la direzione regionale visto la straordinarietà del caso si prodighi per mettere a disposizione dei lavoratori del corpo un protocollo sanitario che aiuti i vigili intervenuti e coloro che vivono nella zona alcamese a fare tutti gli accertamenti possibili, naturalmente a carico dello stato.
Sì anche in Sicilia come nel resto del Paese i vigili del fuoco sono sprovvisti di copertura INAIL e la famosa polizza UNISALUTE, stipulata attraverso l’Opera Nazionale Assistenza è ormai una truffa consolidata a danno dei lavoratori del Corpo Nazionale. USB ha denunciato questo spreco di denaro ed al tempo fu fatta anche una interrogazione parlamentare a firma dell’onorevole pentastellato Di Maio. Ma a certa domande lo stato non risponde mai!
È triste dover notare ancora una volta che l’enorme impegno profuso dai lavoratori si scontri con la colpevolezza amministrativa e burocratica del dipartimento nel non voler riconoscere l’enorme grado di usura ed esposizione ai veleni a cui giornalmente sono sottoposti i pompieri.
E da Alcamo terra vinicola per eccellenza, parlando di veleni, la mente ci porta subito alla terra dei fuochi che per veleni e di vigili esposti non è seconda a nessuno. Anche li il dipartimento è latitante. Chissà, forse aspettano che i vigili cadano come mosche?
Il problema fondamentale dell’esposizione ad agenti chimici e altre sostanze tossiche sta nel periodo di incubazione, che può durare anche decenni. Quindi un ottimo modo per “salvare” la nostra dirigenza dalle proprie responsabilità.
Fare il vigile del fuoco è un bel mestiere, morirne un po’ meno. Dalla Sicilia è tutto ci vediamo al prossimo rogo…

Coordinamento nazionale Vigili del Fuoco Usb