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Le pulizie alla Camera? Gratis. Lavoratori in rivolta

Roma -

Per l’ennesima volta negli ultimi dodici mesi, gli ottanta lavoratori dell’appalto pulizie della Camera dei Deputati si ritrovano senza stipendio, peraltro già falcidiato dai tagli. Così questa mattina i dipendenti dell’associazione temporanea d’impresa tra la calabrese Segi (Cosenza) e la piemontese Gsi (Ivrea) hanno inscenato una protesta nel cuore di Roma: del salario di ottobre ancora non c’è traccia, triste replica di un copione già andato in scena più volte.

I lavoratori, che si sono rivolti all’Unione Sindacale di Base, hanno chiesto di essere ricevuti dai questori della Camera. Vogliono un intervento diretto e deciso su due ditte che ricevono regolarmente dal Parlamento il corrispettivo dell’appalto, ma che poi accampano mille scuse per ritardare o dilazionare il pagamento dei salari.

Una volta di più si conferma l’esigenza di fare pulizia nel sottobosco delle migliaia di ditte che agiscono senza regole nel campo dei servizi ambientali. Stupisce che persino la Camera dei Deputati sia finita in questo intreccio perverso e non riesca a imporre il rispetto della legge e dei contratti ai suoi stessi appaltatori.

Usb chiede il rispetto dei diritti e della dignità dei lavoratori e affiancherà in tutte le sedi i dipendenti Segi e Gsi perché ricevano il dovuto.


Unione Sindacale di Base