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30 novembre: la scuola in piazza per il cambiamento, quello vero

Nazionale -

Venerdì 30 novembre sarà una giornata di mobilitazione per le lavoratrici e i lavoratori della scuola (docenti, personale ATA, EX LSU ATA) e delle cooperative sociali che insieme agli studenti di Bastalternanza manifesteranno in tre luoghi diversi della città di Roma.
Una giornata di sciopero su vertenze molto importanti che l’Unione Sindacale di Base in questi anni ha portato avanti a difesa dei reali interessi dei lavoratori e del servizio pubblico che essi garantiscono, nell’ostilità di governi e sindacati subalterni a interessi completamente diversi: i profitti delle imprese private.

Tre piazze con tre manifestazioni che vedranno uniti in un cordone virtuale i lavoratori della scuola che manifesteranno al MIUR insieme agli studenti, per l’immissione in ruolo immediata per tutti i docenti con 36 mesi di servizio, per un piano straordinario di assunzione del personale ATA a copertura del reale fabbisogno delle scuole, eliminando, con una vera internalizzazione del servizio e l’assunzione diretta dei lavoratori, anche la vergogna degli appalti cui sono adibiti gli EX LSU ATA, per un vero rinnovo contrattuale con consistenti aumenti salariali, contro la regionalizzazione del sistema d’istruzione che lede il principio solidaristico delle redistribuzione delle risorse e determinerebbe differenze sostanziali tra alunni del Sud rispetto al Nord, per l’abolizione completa dell’alternanza scuola lavoro e l’eliminazione dell’INVALSI, strumenti funzionali all’asservimento degli studenti e all’abitudine al lavoro precario.

Piattaforma che si collega immediatamente con l’altra piazza, quella di Montecitorio, dove a protestare sarà appunto la platea di tutti gli ex LSU ATA che da oltre 20 anni salvaguardano il servizio di pulizia e decoro degli istituti scolastici, in condizioni di lavoro disastrose dal punto di vista salariale e dei carichi di lavoro. In questi anni questi due parametri si sono modificati in modo inversamente proporzionale: con il diminuire dei finanziamenti statali si sono ridotte le ore di lavoro, e quindi i salari, e sono invece aumentati i metri quadrati da pulire. Un appalto che ha consentito grossissimi guadagni per imprese, consorzi e cooperative, con uno spreco di risorse enorme ed un servizio sempre peggiore. La loro assunzione, per la quale sono stati accantonati oltre 11.500 posti di lavoro, farebbe risparmiare decine di milioni allo Stato e impedirebbe che centinaia di lavoratrici e lavoratori debbano rimanere anche fino ad 11 mesi senza salario pur continuando ad assicurare il servizio, sottoposti a continui ricatti delle aziende, per uno stipendio che nella generalità dei casi non va oltre i 4/500 euro e raramente raggiunge gli 8/900 euro. Porre fine a questa indecente esternalizzazione, che ha visto spesso le ditte coinvolte in scandali di malaffare, sarebbe solamente una misura di buon senso.

Nelle stesse ore al Senato manifesteranno gli educatori dei servizi socio-sanitari-pedagogici, che da tempo denunciano come nel nostro paese siano a  rischio migliaia di posti di lavoro a causa di un riordino professionale derivante dal combinato disposto delle leggi Lorenzin/ex IORI, che potenzialmente espelle migliaia di educatori che, pur lavorando da moltissimi anni, oggi rischiano di vedersi accusati di abuso della professione educativa o di doversi pagare, in altri casi, percorsi formativi costosissimi senza alcuna garanzia di un riconoscimento formale della qualifica. Anche in questo caso un sistema di appalti che garantisce ricchi profitti alle imprese ma non tutela il lavoro. Il nuovo governo deve capire che difendere la qualità del servizio parte innanzitutto dalla professionalità degli operatori e che difendere i posti di lavoro significa assicurare a milioni di cittadini il diritto alla salute, al welfare universale, all’accoglienza, ai servizi culturali e alla persona. Insieme agli educatori ci saranno gli operatori sociali di tutti i servizi di welfare, da quelli assistenziali e sanitari a quelli per l’accoglienza, per dire basta alla precarietà, per la reinternalizzazione dei servizi, per svincolare da Patto di Stabilità il finanziamento di Sanità - Welfare - Cultura, per un CCNL che riconosca il Lavoro Pubblico di chi oggi è impiegato nel Terzo Settore.

Alla base di tutto il rifiuto della gabbia finanziaria in cui siamo costretti dall’Unione Europea e dall’art.81 della Costituzione, che prescrive il pareggio di bilancio ed impedisce politiche espansive da parte dello Stato, inserito all’epoca del Governo Monti, che ha prodotto impoverimento e distruzione di diritti sociali, per l’abolizione del quale USB raccoglierà, anche durante le manifestazioni del 30 novembre, le firme sulla proposta di Legge di Iniziativa Popolare.


 
Unione Sindacale di Base