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La scuola in piazza, con il lutto al braccio

Nazionale -

Al termine di un partecipatissimo presidio di studenti e lavoratori della scuola, tenutosi al MIUR in occasione dello sciopero proclamato da USB in risposta all’appello lanciato dalla campagna Bastalternanza, è stata ricevuta una delegazione dei manifestanti dal dott. Pinneri.

La delegazione era composta da rappresentanti degli studenti, di USB e dell’AnDDL (associazione che rappresenta una consistente fetta dei docenti di Terza fascia), che hanno portato le proprie rivendicazioni ai funzionari del Ministero. I delegati di USB Scuola hanno presentato un articolato documento che tratta approfonditamente ogni punto della piattaforma dello sciopero:

1. l’abolizione dell'ASL e l’eliminazione dell'Invalsi

2. una vera quota 100 e l'immissione in ruolo su tutti i posti liberi

3. una mobilità equa che permetta il rientro degli esiliati

4. ruolo per chi ha 36 mesi di servizio

5. assunzioni per gli ATA per coprire il fabbisogno nelle scuole

6. internalizzazione dei servizi gestiti dalle cooperative e l’assunzione diretta degli ex LSU ATA ad essi adibiti

7. reali aumenti salariali

8. rifiuto della regionalizzazione

9. ritiro della delega sul sostegno

10. integrazione degli alunni stranieri e inserimento di italiano L2 in tutte le scuole.

Pur apprezzando l’apertura e la disponibilità al confronto del ministero, la risposta dei rappresentanti del MIUR è stata deludente e ha evidenziato una sostanziale continuità con i governi precedenti nel considerare la scuola pubblica statale un settore non prioritario in termini di investimenti pubblici. Nulla di nuovo sull’Alternanza scuola-lavoro, se non una semplice riduzione oraria e una ristrutturazione terminologica e di facciata, funzionale ad un mero risparmio di cassa. Nessuna garanzia sull’assunzione stabile delle migliaia di precari della terza fascia, a cui viene garantita solo una percentuale di posti riservati nel prossimo concorso ordinario, deludendo le aspettative di chi da tanti anni porta avanti la scuola italiana da nord a sud. Poche le garanzie sulla mobilità e la possibilità di rientro dei docenti “esiliati”, con una percentuale del 50% sui trasferimenti, da noi proposta, che è stata accolta con molta freddezza. Ancora maggiore la chiusura sulla trasformazione dell’organico di fatto in diritto in relazione ai posti di sostegno, con il Dott. Pinneri che ha espresso le difficoltà da parte del Miur nel superare le resistenze del Mef, che esprime non pochi dubbi sul numero delle certificazioni presenti sul territorio italiano e di conseguenza non vuole procedere a stabilizzare i posti in deroga in organico di diritto.  Silenzio sull’adeguamento degli organici ATA alle reali necessità delle scuole.

In conclusione, il cosiddetto governo del cambiamento tradisce tutta la sua continuità con le politiche scolastiche di tagli, privazioni, precarizzazione, sfruttamento degli ultimi trent’anni. Un governo che non garantisce investimenti nel settore pubblico e nella scuola, che non è in grado di affrontare con un progetto compiuto i temi della stabilizzazione dei precari e del ritorno degli esiliati, prono alle logiche economiche dell’Europa e ai limiti di spesa imposti dal MEF.

Al termine degli interventi, quando il presidio si stava accingendo allo scioglimento, siamo stati raggiunti dalla terribile notizia della morte di uno studente in uno dei principali licei di Catania, un ragazzo sofferente, colto da infarto. All’annuncio gli studenti, giustamente scossi, hanno deciso di raggiungere Montecitorio, dove si stava svolgendo l’altro presidio USB degli Ex LSU-ATA che reclamavano la stabilizzazione. Le forze dell’ordine hanno ostacolato in ogni modo il passaggio, con atteggiamenti repressivi ingiustificabili nei confronti di chi per tutta la mattina aveva preso parte ad una manifestazione pacifica ma rumorosa, tentando di esasperare gli animi dei ragazzi già sconvolti per la notizia. Dopo una lunga trattativa, il corteo ha potuto raggiungere Montecitorio, dove si sono avvicendati gli interventi.

In una simile situazione poniamo il problema di cogliere il senso reale delle parole. “Scuole sicure” per il ministro degli interni Salvini significa mandare polizia negli istituti per reprimere ogni forma di contestazione. “Scuole sicure” per insegnanti e studenti significa aver certezza che non ci crollino i tetti sulla testa mentre facciamo lezione, che gli impianti antincendio e le misure antisismiche siano efficaci e costantemente monitorate, che i defibrillatori siano sempre funzionanti e che il personale sia formato per intervenire in casi di emergenza come questo e che simili tragedie non abbiano mai più a verificarsi.

USB Scuola si stringe alla famiglia del nostro studente, ai suoi compagni, ai suoi insegnanti e conferma ancora una volta che non si fermerà nel pretendere vera sicurezza per chiunque, con qualunque ruolo, vive la scuola ogni giorno.