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Altre 2 giornaliste licenziate nella più 'ingiusta causa' di Sky. Licenziate per non aver commesso il fatto. I reati contestati: insubordinazione e ‘infedeltà’ al padrone

Roma -

Sky ha cambiato padrone, ma sempre di squali si tratta. Dopo la strage dei tecnici, con l'anno nuovo le giornaliste del Tg24 licenziate dalla multinazionale diventano cinque.

Sì, tutte donne.

No, non è un caso, né un dettaglio.

 

Con un altro particolare non trascurabile: le ultime due, Chiara e Giovanna, sono dirigenti sindacali, per giunta USB, la sigla che due anni fa ha infranto il monopolio del sindacato unico della stampa, il solo a resistere come tale dai tempi del fascismo.

Ma come è stato possibile? 

 

Prendete un lavoratore. Anzi, una lavoratrice.

Il suo capo le chiede: vuoi trasferirti a più di 500 km di distanza dalla tua casa e dalla tua famiglia? Tranquilla, è una libera scelta, a Sky il cambio di sede avviene solo ‘su base volontaria’: se vai ti do anche degli incentivi, firma qui.

Lei risponde: beh se è una libera scelta vi rispondo di no: io voglio lavorare, ma non posso allontanarmi dalla mia famiglia, sono disponibile a lavorare a Roma - la mia sede da sempre - dove Sky ha una redazione nuova di zecca, con oltre 30 giornalisti. Se invece è un obbligo, allora trasferitemi voi così io potrò rivolgermi alla magistratura per chiedere se tra quei 30 proprio io sia obbligata ad andare a Milano. 


E sapete che succede? L'azienda non la trasferisce ma neppure la fa lavorare su Roma. 

Ed infatti prima viene cacciata dall'azienda e relegata NOVE MESI a casa, in pieno reparto confino, del tutto illegittimamente privata del posto di lavoro e della sua professione. Poi, in pieno agosto, è improvvisamente ‘comandata’ per due mesi in redazione a Milano, con 48 ore di preavviso e senza alcuna motivazione: ‘trasferta comandata’, la chiama Sky. Trasferta punitiva, diciamo noi. Lei obbedisce, si organizza in fretta e furia e si presenta. Ma giunta finalmente a fine settembre la scadenza della trasferta, senza nessun preavviso arriva un altro ordine di lavorare ancora un mese a Milano e poi ancora un mese e poi ancora. Quella lavoratrice allora dice: se non mi dite definitivamente se devo lavorare a Roma o Milano, io non posso organizzami la vita e finché non me lo direte io non posso andare a Milano. E che fa Sky? Nulla (o quasi nulla): semplicemente smette di pagare lo stipendio e continua a ordinare trasferte una dopo l'altra. Finalmente, dopo sei mesi di mobbing mascherato da trasferta, a fine gennaio non arriva nessun nuovo ordine.

Ma il festeggiamento dura pochi minuti: ieri infatti è arrivato il licenziamento in tronco.


Chiara e Giovanna, "gravemente insubordinate", sono licenziate per MANCANZA DI CORRETTEZZA, BUONAFEDE, DILIGENZA, FEDELTA' E LEALE COLLABORAZIONE! 

Menomale che andare a Milano era una libera scelta!

E poi: chi ha avuto un comportamento gravemente scorretto? Le due lavoratrici o Sky? 

A voi la risposta, noi abbiamo la nostra: 


Sky confonde ‘l'obbligo di fedeltà all'azienda’ con l'obbedienza cieca al padrone, quella che noi umani preferiamo lasciare agli animali addomesticati. 

Le lavoratrici e i lavoratori - ma ancor più i giornalisti - hanno invece l'obbligo di essere leali anche verso se stessi, nel rispetto della propria Dignità: difendendo le loro Libertà e i loro Diritti.


SKY 'NDO VAI - LAVORATORI E LICENZIATI SKY IN LOTTA

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