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Tavoli ARAN, per il sindacato un’occasione per rialzare la testa

Roma -

All’ARAN si sono aperti venerdì scorso due contratti quadro per la definizione dei comparti e l’assegnazione e l’utilizzo delle prerogative sindacali.

 

La proposta dell’agenzia negoziale, su mandato del ministro Bongiorno, è stata di chiudere velocemente l’accordo sui comparti applicando le modifiche stabilite per legge, che riguardano l’assetto delle aree della dirigenza, per poi riassegnare le prerogative sindacali sulla base dei risultati ottenuti alle ultime elezioni RSU.

 

Per la seconda volta consecutiva, si vuole andare alla modifica dei comparti, imposta per legge, dopo aver rilevato la rappresentatività con elezioni svolte sul vecchio assetto. Oltre ad essere un brutto vizio, visto che se la rappresentatività si misura su un determinato assetto dei comparti, su questo vanno assegnate le agibilità, è anche l’ennesima prevaricazione nei confronti dei tavoli di contrattazione sempre più ridotti alla mera presa d’atto delle modifiche legislative.

 

Con la legge Brunetta è iniziata l’aggressione all’istituto del contratto, al quale, dopo l’accordo sulla riforma degli assetti contrattuali del 2009 che ha sostanzialmente cancellato la trattativa economica, sono state man mano sottratte materie della parte normativa fino a renderlo elemento marginale o addirittura ininfluente sulle dinamiche di posto di lavoro. Nel disegno di legge delega per il miglioramento della PA si intende chiaramente proseguire su questa strada stringendo ancora di più il recinto nel quale è stata costretta la contrattazione, sia quella nazionale che quella integrativa.

 

In questo quadro, il CCNQ sui comparti può rappresentare un terreno sul quale esercitare la riappropriazione del ruolo della contrattazione. Assegnare le prerogative sindacali sulla base della rappresentatività misurata sugli attuali comparti e rispedire al mittente l’atto di indirizzo sulla loro ridefinizione rivendicando alla contrattazione il ruolo di individuare il numero e la composizione più adeguati, oltre a rigettare una parte importante della legge Brunetta, aprirebbe in maniera chiara e determinata il fronte del rapporto legge contratto.

 

Un’occasione importante per uscire dai tatticismi esasperati tra organizzazioni sindacali che non portano niente ai lavoratori e sviliscono il ruolo del sindacato. Coglierla aprirebbe, dopo anni di arretramento, una nuova fase per il sindacato del pubblico impiego propedeutica ad un recupero di dignità e di capacità rivendicativa da parte dei lavoratori pubblici.

 

 

 

Unione Sindacale di Base Pubblico Impiego