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Strage di Arena Po, USB: fermare la mattanza dei lavoratori, intervenire sulla filiera agroalimentare

Roma -

La mattanza quotidiana di lavoratori oggi ha aggiornato i suoi numeri con i quattro morti di Arena Po, vittime dei biogas delle vasche di raccolta dei liquami. I numeri della strage in Italia sono catastrofici: 482 le vittime solo nel primo semestre del 2019, cifre in aumento incessante anno dopo anno. Nell’indifferenza delle istituzioni e della politica, capaci di mettere in campo come arma di contrasto soltanto il rituale comunicato di cordoglio.

L’Unione Sindacale di Base si batte fin dalla sua fondazione affinché ai lavoratori, da Nord a Sud, siano garantiti in prima istanza la sicurezza e il diritto alla vita, perché non si ritrovino schiacciati dalle disumane regole imposte nel settore agricolo dalla Grande Distribuzione Organizzata, perché i braccianti non siano costretti a spaccarsi la schiena dall’alba al tramonto per pochi spiccioli in nero.

Anche la storia delle quattro vittime di Arena Po testimonia delle infernali condizioni di lavoro diffuse nel settore agricolo:Singh Prem e Singh Tarsem dopo decenni come mungitori erano riusciti a diventare i gestori dell’allevamento nel quale hanno trovato la morte, ma le loro condizioni di vita e di lavoro non erano cambiate. Sveglia alle 3 per la mungitura, poi 15 ore a occuparsi ininterrottamente del bestiame, in cambio dei pochi centesimi che l’industria alimentare paga per un litro di latte.

Tutto questo accade in un Paese in cui i governi si alternano ma i lavoratori continuano a veder demoliti i diritti umani, economici e sindacali. USB esprime vicinanza e solidarietà alle famiglie colpite dalla tragedia e incalzerà il nuovo ministro dell’Agricoltura affinché nella filiera agroalimentare tornino sicurezza e diritti.

 

Coordinamento lavoratori agricoli Unione Sindacale di Base