15.000 a Roma alla manifestazione nazionale: gli operai devono tornare protagonisti. Abbassare le armi, alzare i salari
Una piazza operaia, popolare, combattiva, che ha rimesso al centro la questione salariale, il diritto al lavoro, la difesa dell’industria, il rilancio dei servizi pubblici e il rifiuto dell’economia di guerra.
Da tutta Italia sono arrivati operai dell’industria, lavoratori della logistica, dei porti, dei trasporti, della grande distribuzione, dei servizi, della scuola, della sanità e della ricerca. Una manifestazione che ha unito vertenze, territori e settori diversi dentro un’unica rivendicazione generale: chi produce la ricchezza del Paese deve tornare a contare.
USB ha denunciato il peggioramento delle condizioni materiali di milioni di persone, richiamando i dati ISTAT pubblicati ieri: undici milioni di persone a rischio povertà, salari impoveriti, potere d’acquisto crollato e un Paese in cui sempre più persone lavorano pur restando povere.
La manifestazione ha rilanciato il Manifesto Operaio come proposta alternativa al modello economico fondato su precarietà, bassi salari, delocalizzazioni, appalti al massimo ribasso e riarmo.
“Abbassare le armi e alzare i salari” è stato uno dei messaggi centrali della giornata. USB ha ribadito che la questione salariale rappresenta oggi la principale emergenza sociale del Paese e che le risorse devono essere destinate a lavoro, welfare, sanità, scuola, casa e trasporti pubblici, non all’economia di guerra.
Forte anche il richiamo alla Palestina e alla mobilitazione contro il genocidio e il riarmo. “Per la guerra e per il genocidio dalle aziende non deve uscire nemmeno un chiodo” è stata una delle parole d’ordine che hanno attraversato il corteo.
La manifestazione ha inoltre rilanciato la necessità di ricostruire una forza collettiva del lavoro capace di unire fabbriche, porti, logistica, servizi e territori, affermando la necessità di riportare lavoratrici e lavoratori al centro delle scelte politiche, industriali ed economiche del Paese.
La manifestazione di oggi rappresenta per USB l’apertura di una nuova fase di organizzazione, conflitto e mobilitazione generale.
Unione Sindacale di Base