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Argomento:

30 agosto ‘23 – 30 agosto ’25. II Anniversario della strage di Brandizzo, oltre il cordoglio: la lotta e la denuncia dei ferrovieri per la sicurezza, la verità e la giustizia

Roma -

Ventuno persone fisiche e tre società (RFI, SIGIFER, CLF) indagate per omicidio colposo e disastro ferroviario; tra questi dirigenti e dipendenti di RFI oltre a quelli dell’impresa appaltante Sigifer.

L’inchiesta della procura di Ivrea sulla strage dei cinque lavoratori, travolti da un treno nella notte del 30 agosto 2023, mentre stavano effettuando manutenzione al binario nei pressi della stazione di Brandizzo, ha accertato che a rilevare sull’accadimento del tremendo incidente, oltre alle circostanze specifiche di quella tragica notte di lavoro, sono state reiterate omissioni, sottovalutazioni e indifferenza, verso i necessari interventi di verifica e controllo per la sicurezza sul sistema organizzativo nei cantieri ferroviari, da parte dei massimi dirigenti della società del Gruppo FSI RFI, gestore unico delle infrastrutture. Secondo la Procura i responsabili aziendali si sono limitati a “insignificanti prese d’atto”, consentendo prassi diffuse “in violazione dei protocolli interni, con tempi di interruzione della circolazione ben inferiori rispetto alle procedure”, o addirittura “eseguiti in assenza di interruzione della circolazione”.

Dal punto di vista di chi lavora sui binari, sui treni e nelle stazioni, si tratta di veder confermata la giustezza di centinaia di denunce e di iniziative sindacali a contrasto delle dilaganti politiche di speculazione organizzativa privatistica nel settore della manutenzione infrastrutture come negli altri dell’esercizio ferroviario. Politiche attuate attraverso spregiudicate riorganizzazioni aziendali che, ignorando addirittura  i pressanti segnali di allarme dei ripetuti incidenti gravi, gravissimi e mortali nei cantieri di RFI, hanno spianata la strada alle pretese managerial/padronali per la drastica riduzione dei lavoratori addetti, il mantenimento di bassi e insufficienti trattamenti salariali, il mancato riconoscimento delle professionalità,  l’aumento e la flessibilizzazione degli orari di lavoro (soprattutto notturno), la riduzione del tempo minimo di riposo giornaliero e settimanale.

È importante rilevare che RFI è la maggiore centrale appaltante di opere pubbliche del Paese, destinataria di decine di miliardi di euro in finanziamento pubblico ordinario oltre che delle ingentissime risorse provenienti dagli stanziamenti (a ulteriore debito pubblico) per il cosiddetto PNRR. Una società che per sua natura deve porsi a garanzia generale della legalità e del rispetto delle norme per la salute e la sicurezza sul lavoro, in un Paese dove gli incidenti gravi, gravissimi e mortali sono in rapida ripresa dopo lo stop produttivo dell’emergenza sanitaria COVID 19;

per l’anno in corso l’INAL dichiara già circa 800 denunce per uccisi sul lavoro: e sappiamo che si tratta della sola punta dell’iceberg che affiora nella dilagante illegalità delle condizioni lavorative in essere e, con tutta probabilità, in quelle delle sbandierate politiche governative di rilancio occupazionale.

Invece noi:

  • vediamo all’opera, da troppo tempo, dirigenti aziendali che abusano del codice disciplinare verso lavoratrici e lavoratori che rimostrano sulle irregolarità contrattuali o sulla mancanza di garanzie per la salute e la sicurezza;
  •  rileviamo i circa dieci anni di mancato rinnovo delle rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza (RLS) nelle aziende del gruppo FSI, per cui la maggior parte degli attuali dipendenti di queste aziende non conoscono i propri rappresentanti o addirittura ne sono sprovvisti;
  • constatiamo il perdurare dell’arrogante indifferenza dirigenziale, aziendale e politica, verso le rivendicazioni di maggiori tutele e per la sicurezza della circolazione ferroviaria stessa, espresse dalle lavoratrici e dai lavoratori dell’esercizio con decine di scioperi negli ultimi mesi. Mentre la conta dei danni di quelle politiche speculative prosegue proprio a scapito delle garanzie di salute e sicurezza, incrementando la lista di incidenti gravi e mortali sui cantieri e nell’esercizio della circolazione, tra lavoratori, cittadini e utenti del trasporto ferroviario.

Nel giorno del cordoglio per i cinque lavoratori, nel ribadire con forza la nostra solidarietà e vicinanza ai familiari e ai compagni di lavoro di Michael, Giuseppe Sorvillo, Giuseppe Aversa, Saverio, Kevin, rilanciamo forte anche la nostra determinazione alla lotta per la rivendicazione di effettive tutele per la salute, la sicurezza e la dignità di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori del Paese: una lotta di civiltà a cui i ferrovieri hanno dato e continueranno a dare il loro massimo e fondamentale contributo.