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Argomento:

7 maggio sciopero nazionale dei porti italiani, per il riconoscimento del lavoro portuale come usurante ai fini pensionistici, contro i piani di riarmo: risorse a salari, pensioni e servizi pubblici

Roma -

Presidio a Roma ore 11:00 Ministero del Lavoro Via Flavia. Verso la manifestazione nazionale operaia del 23 maggio.

I lavoratori portuali tornano a scioperare il 7 maggio. Delegazioni provenienti dai principali porti italiani saranno in presidio davanti al Ministero del Lavoro per chiedere che il lavoro portuale venga finalmente riconosciuto come attività usurante ai fini pensionistici.

Una richiesta che nasce direttamente dalle banchine e dai piazzali, condivisa anche da altri settori, come quello ferroviario, e che si scontra ancora una volta con il solito ritornello della mancanza di risorse. Ma dove sono queste risorse che servirebbero per consentire ai lavoratori di andare in pensione cinque anni prima?

Le risorse ci sono: vengono destinate ai piani di riarmo, all’acquisto di armamenti per miliardi di euro, alla crescente militarizzazione dei porti, delle ferrovie e delle infrastrutture strategiche. Vengono assorbite da una logica di guerra e da un sistema di speculazione finanziaria che alimenta l’inflazione e riduce il potere d’acquisto dei lavoratori.

Per questo i portuali sanno che la richiesta del riconoscimento del lavoro usurante si collega con un’opposizione popolare e diffusa alle politiche di riarmo dell’Unione Europea e alle scelte che rischiano di trascinare il Paese in scenari di guerra. Oggi più che mai sentiamo anche di non lasciare soli coloro che hanno condiviso con noi innumerevoli lotte e percorsi comuni e si trovano sequestrati e minacciati dall’esercito israeliano.  Invitiamo tutte e tutti a sostenere lo sciopero e a partecipare al presidio davanti al Ministero del Lavoro. Difendere il salario, i diritti, la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro sono parte della stessa battaglia contro la guerra e l'economia di guerra.

Nella stessa giornata scenderanno in piazza anche insegnanti e studenti, contro i progetti di reintroduzione della leva militare e contro le riforme del sistema educativo. Saremo al loro fianco, come sempre.

Lavoratori e studenti, figli della stessa rabbia.