Acciaierie d’Italia: passi avanti sulle tutele, ma il governo deve uscire dalla gestione dell’emergenza e definire il progetto industriale
Il tavolo di oggi a Palazzo Chigi si è concluso, di fatto, con un rinvio alla prossima settimana. Nel frattempo è previsto per venerdì un confronto tecnico sugli strumenti di tutela occupazionale illustrati dal Governo.
La novità intervenuta nel corso della riunione riguarda il ricorso in Cassazione contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano. Il Governo ha comunicato al tavolo la prospettiva di un pronunciamento della Cassazione in tempi compatibili con la scadenza del 28 ottobre.
È un elemento che inevitabilmente ha sparigliato le carte e che inciderà sui prossimi passaggi. Il Governo stesso ha chiarito che, alla luce di quanto emergerà sul piano giudiziario, sarà possibile definire con maggiore precisione il perimetro degli interventi da assumere, sia sul terreno delle tutele sia rispetto al percorso industriale.
Nel frattempo registriamo alcuni passi avanti. Sul piano occupazionale sono stati finalmente messi sul tavolo strumenti straordinari per Acciaierie d’Italia in AS e per i lavoratori dell’indotto. Sarà necessario entrare nel merito delle misure già venerdì, verificando soprattutto che nessun pezzo del perimetro occupazionale venga escluso e che le garanzie siano realmente adeguate alla durata della transizione.
Consideriamo inoltre positivo che la nuova situazione abbia determinato o determinerà a breve - a detta del Governo - una paventata frenata delle procedure di licenziamento avviate dalle imprese dell’indotto. Per USB resta fermo il principio che la gestione di questa fase deve partire dalla salvaguardia dei rapporti di lavoro e dal blocco dei licenziamenti.
Il problema di fondo, tuttavia, resta aperto. Quello che emerge ancora oggi è un quadro prevalentemente emergenziale: ammortizzatori sociali, incentivi, strumenti di accompagnamento e reindustrializzazione vengono costruiti come un ponte verso una soluzione che dovrebbe arrivare attraverso la gara.
Ma un ponte ha senso soltanto se è chiaro dove deve portare. Ed è proprio questo che continua a mancare.
Non sappiamo ancora quale capacità produttiva di acciaio il Governo consideri strategica per il Paese, quale debba essere la configurazione futura degli impianti, se e quale ruolo debba avere il DRI, quanti forni elettrici siano necessari, quali siano gli investimenti pubblici previsti e, conseguentemente, quale occupazione dovrà essere garantita dopo la vendita.
Oggi la definizione concreta di questi elementi continua ad apparire subordinata alle offerte che presenteranno i soggetti privati.
Per USB il percorso deve essere esattamente opposto.
Deve essere lo Stato a stabilire prima quale siderurgia serve al Paese, quali volumi produttivi devono essere garantiti, quali tecnologie devono comporre il processo di decarbonizzazione, quale ruolo devono avere Taranto e gli altri stabilimenti e quale livello occupazionale deve essere salvaguardato. Solo dentro questa cornice può essere valutata qualsiasi offerta privata.
Se il DRI è strategico, non può dipendere dalla volontà del futuro acquirente. Se servono determinati livelli produttivi e occupazionali, questi devono essere una condizione della cessione e non una conseguenza del piano industriale presentato da chi acquisterà gli impianti.
Per questo continuiamo a chiedere al Governo maggiore coraggio.
Non è sufficiente che lo Stato finanzi gli ammortizzatori, la reindustrializzazione, le infrastrutture e la decarbonizzazione per poi lasciare al mercato la decisione finale sul futuro produttivo della più importante realtà siderurgica del Paese.
Il ruolo pubblico deve essere industriale, non soltanto finanziario.
Il tavolo della prossima settimana dovrà quindi servire a fare un passo ulteriore: superare definitivamente la logica della gestione dell’emergenza e indicare quale sia il progetto che lo Stato considera irrinunciabile per il futuro di Acciaierie d’Italia e della siderurgia italiana.
USB Lavoro Privato – Categoria Operaia dell’Industria Nazionale