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AEROPORTI: SOSTANZE PERICOLOSE FUORIESCONO DA BAGAGLIO DURANTE IMBARCO AL MARCO POLO VENEZIA

USB, ATTUALE SISTEMA DI MONITORAGGIO BHS MOSTRA LIMITI. INTERVENGA IL CISA PER TUTELARE PASSEGGERI E LAVORATORI

Rocca Priora -

L’Unione Sindacale di Base settore Trasporto Aereo ha scritto oggi al Ministro dell’Interno Maroni, al Ministro dei Trasporti Matteoli ed al Presidente dell’Enac Riggio per sollecitare interventi urgenti in materia di sicurezza aeroportuale relativamente al trasporto di liquidi pericolosi.

 

L’iniziativa dell’USB trae origine da un incidente avvenuto il 16 settembre scorso all'aeroporto Marco Polo di Venezia, dove un aereo della Compagnia Swiss è rimasto bloccato a terra a causa della fuoriuscita di 25 litri di liquidi altamente corrosivi e infiammabili da un bagaglio durante l'imbarco delle stive. La valigia da cui sono fuoriuscite le sostanze aveva regolarmente passato i controlli del sistema di monitoraggio BHS (Baggage Handling System). Se fosse avvenuto durante la fase di volo, l’incidente, che ha comunque causato pesanti ripercussioni per i 140 passeggeri coinvolti, avrebbe potuto provocare ben più serie conseguenze.

 

Secondo USB, l’allarme risulta ulteriormente amplificato dagli esiti di una riunione che si è svolta con tutti gli enti e parti sociali operanti al Marco Polo, nel corso della quale il Post Holder Terminal della società di gestione S.A.V.E., dott. Rocchetto, ha affermato che il sistema radiogeno non solo non è in grado di rilevare sostanze come gli impregnanti ed i solventi fuoriusciti nell’incidente di Venezia, ma che addirittura il sistema BHS non è in grado di rilevare liquidi ancor più pericolosi. Lo stesso Rocchetto ha ribadito la correttezza del suo operato, in quanto l'affidabilità e la certificazione dell'attuale sistema BHS viene definita da direttive europee e nazionali.

 

L’ USB, ritenendo che tali avvenimenti abbiano messo in luce i limiti dell'attuale sistema di monitoraggio bagagli BHS, in uso non solo al Marco Polo ma nell'intera struttura aeroportuale italiana; visto anche l'esito negativo dell'esperimento dei “Body Scanner”, ha chiesto di intervenire presso il CISA (Comitato Interministeriale sulla Sicurezza) per definire una metodologia più puntuale di esplorazione delle sostanze pericolose, definendo parametri più rigidi e vincolanti a garanzia della sicurezza dei passeggeri, di tutti gli operatori del settore e degli scali del Paese, anche alla luce del clima di generale allarme negli aeroporti internazionali.

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