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Alitalia, USB: le smentite non bastano, senza garanzie per il futuro. Servono nazionalizzazione e riforma del settore

Roma Fiumicino -

L’atteso incontro che si è svolto al Mise sul tema Alitalia alla presenza del ministro Patuanelli e del nuovo commissario unico Giuseppe Leogrande non ha prodotto una chiara indicazione sul futuro della compagnia.

 

Abbiamo apprezzato le smentite da parte del ministro sulle indiscrezioni giornalistiche e sull'esistenza di accordi o patti precostituiti con Lufthansa e con qualsiasi altro acquirente, ma non abbiamo ricevuto certezze rispetto il mandato al commissario e neanche le garanzie rispetto a occupazione e unicità aziendale.

 

Dopo 31 mesi di commissariamento perduti dietro l’esclusivo mandato a vendere, questa nuova fase si è resa necessaria dopo l’eclatante – e prevedibile – sfaldamento del consorzio guidato dal Gruppo FSI.

 

Adesso il commissario Leogrande dispone di un nuovo mandato ad avviare una nuova stagione di riorganizzazione aziendale, grazie a una nuova squadra di manager di cui non conosciamo il nome se non qualche paventato cavallo di ritorno, che valorizzi gli asset aziendali verso l’obiettivo del conferimento a un newco, dalla quale non è esclusa la presenza dello Stato ma è invece interdetto un nuovo interessamento da parte di Atlantia.

 

Nel nostro intervento, abbiamo sottolineato come non si possa in alcun modo prescindere dai gravi errori commessi nei 31 mesi precedenti, con 900 milioni pubblici dilapidati, per comprendere che rivolgersi al mercato, così come si è sviluppato in Italia negli ultimi 20 anni, porterà alla fine di Alitalia.

 

Il rilancio della compagnia non può che passare attraverso due fasi contemporanee:

 

- la nazionalizzazione come passaggio indispensabile per avere il tempo, le azioni e gli investimenti necessari al cambio di rotta di Alitalia (flotta, alleanza, reinternalizzazioni) guidato da uomini credibili;

 

- la riforma del trasporto aereo e delle regole del gioco che da anni penalizzano la ex compagnia di bandiera.

 

Non è possibile chiedere al sindacato di condividere un percorso sul quale non c’è stato alcun approfondimento di merito sul futuro piano Alitalia né è stato chiaramente escluso alcun tipo di intervento sui costi, incluso quello del lavoro.

 

Oggi, in occasione dell'audizione presso la IX commissione trasporti della Camera dei Deputati sulla conversione in legge del decreto di rifinanziamento Alitalia, abbiamo espresso tutte le nostre perplessità riguardo l'attuale testo del decreto, consegnando anche una nostra nota a riguardo.

 

Non è credibile un risanamento che si compia entro il termine di soli 5 mesi previsti dal testo per l'avvio della cessione dei compendi aziendali; un tempo talmente stretto da autorizzare i nostri peggiori timori riguardo il probabile spacchettamento di Alitalia e la cessione a competitori.

 

Per questo ci auguriamo un chiaro intervento a modifica del testo che permetta l'intervento pubblico, tra l'altro non escluso dallo stesso ministro Patuanelli, che serva davvero per il cambio di rotta di un'Azienda che ha bisogno del tempo, delle risorse e degli uomini giusti per farlo.

 

USB non può che confermare tutte le proprie forti preoccupazioni rispetto l'incontro al Mise: prendiamo atto delle smentite del ministro ma affrontare questa nuova fase, continuando a parlare di rilancio non basta se non si accompagnano a le azioni idonee per farlo. E questo ancora noi non lo vediamo, anzi.

 

Comunicheremo le ulteriori iniziative della vertenza per il futuro di 11.550 lavoratori e dell'intero settore.

 

 

 

Unione Sindacale di Base – Trasporto Aereo

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