Appello per lo sciopero generale del 30 ottobre: a tutti quelli che producono la ricchezza del paese, contro chi vuole rubarci il futuro
Non è il momento di farci mettere paura, è il momento di riempire le piazze e di unire le categorie e le generazioni. Il governo Meloni sta usando la mano pesante per evitare di affrontare i problemi reali. Noi dobbiamo riuscire a rappresentare tutto il Paese e non lasciarci trascinare nei tentativi di criminalizzare la rabbia di chi non si sente ascoltato. Il 30 ottobre tutta l’Italia che è stanca di vedersi rubare il futuro porterà in piazza le solide ragioni della sua protesta, in modo fermo, pacifico e determinato affiancando i lavoratori portuali che hanno organizzato uno sciopero che attraverserà i cinque continenti per gridare il loro no alla guerra, al riarmo e al traffico delle armi.
Hanno provato a convincerci che la funzione dello Stato non debba più essere diretta ad erogare servizi pubblici ed assicurare welfare, ma debba essere finalizzata alla guerra, all’acquisto e alla produzione di nuovi armamenti. Ma hanno fatto finta di non sapere che in questi anni crescevano i guadagni delle banche e delle grandi imprese e che il 10% delle famiglie più ricche è arrivato a detenere più del 60% della ricchezza netta nazionale, mentre il 50% più povero deve accontentarsi del solo 7,2% del totale.
L’Italia si sta deindustrializzando. Nel solo 2025 hanno chiuso quasi 300mila imprese, mentre quelle che rimangono sono sempre più piccole e fragili. Abbiamo raggiunto la cifra di 5milioni e 400mila poveri che corrispondono a quasi il 10% della popolazione. Ci sono 3 milioni e 200mila precari e il lavoro sottopagato riguarda ben 2 milioni e mezzo di lavoratori.
I salari sono fermi da anni e l’Italia è l’unico paese occidentale dove si registra una diminuzione del potere d’acquisto delle retribuzioni negli ultimi trent’anni. Dal 2019 al 2025 le retribuzioni medie hanno perso almeno il 10% del potere d’acquisto, cioè i prezzi sono cresciuti molto più dei salari.
Affittare una casa è diventato impossibile con un canone medio mensile di 990 euro e un patrimonio immobiliare pubblico che è ridotto ad appena il 2% di tutti gli immobili del Paese. Ed anche accendere un mutuo è diventato impossibile per milioni di lavoratori. Per chi ha cominciato a lavorare dopo il 1995, cioè con il sistema contributivo, la pensione corrisponde ad una vecchiaia di povertà, mentre già oggi 4 milioni e mezzo di pensionati non arriva a 1000 euro al mese.
La situazione economica si sta deteriorando. I prezzi dei carburanti, degli alimenti e delle bollette stanno aumentando di mese in mese. Sempre più persone sentono che la vita diventa ogni giorno più difficile e avvertono un sentimento di forte ingiustizia. È per questo che le proteste si stanno moltiplicando e che sempre nuove categorie cominciano a mobilitarsi.
Il governo Meloni finge di non sapere che il paese reale vive una condizione ogni giorno più pesante. Utilizza tutte le occasioni per introdurre nuovi reati e ulteriori restrizioni al diritto a manifestare e non è più capace di ascoltare neanche la propria base elettorale. Mai come in questo momento si era registrata una distanza così ampia tra la politica e il paese reale.
In questo momento l’arma dello sciopero può rivelarsi uno strumento potente, soprattutto se assieme ad esso sapremo riempire le strade ed affermare il diritto del popolo a far valere le proprie ragioni. Lo scorso autunno per smascherare le complicità con il governo terrorista di Israele il paese si è fermato, ora dobbiamo tornare a farlo.
Studenti, agricoltori, autotrasportatori, lavoratori e lavoratrici, pensionati e senza casa, giovani delle periferie siamo tutti lo stesso popolo, il 30 ottobre riprendiamoci l’Italia.
UNIONE SINDACALE DI BASE