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ARAN: siglata l’ipotesi di accordo del Contratto Collettivo Nazionale Quadro, USB non firma. Continua la battaglia per un contratto che rispetti la dignità dei lavoratori pubblici

Roma -

Nella giornata di ieri all’ARAN è stata siglata l’ipotesi di accordo Contratto Collettivo Nazionale Quadro per la definizione dei comparti e delle aree di contrattazione collettiva nazionale, atto propedeutico all’apertura della stagione contrattuale.

L’accordo ripropone lo schema dei quattro comparti, più la Presidenza del Consiglio, imposto dal D.Lgs.150/09, che alla prova dei fatti degli ultimi due rinnovi contrattuali ha mostrato tutta la sua disfunzionalità, in particolare per quanto riguarda il comparto Istruzione e Ricerca nel quale si sta consumando di fatto l’annientamento dei settori dell’Università, della Ricerca e dell’AFAM soffocati dalla Scuola, completamente diversa per funzionamento e organizzazione del lavoro e di dimensioni talmente grandi da non lasciare nessuno spazio agli altri tre settori. Ormai è chiaro a tutti gli addetti ai lavori che il contratto Istruzione e Ricerca non arriverà mai ad esprimere una omogeneità neanche accettabile, ma nessun Governo, compreso quello attuale, ha avuto il coraggio di rivedere la riforma Brunetta.

In virtù di ciò, USB ha scelto di non firmare questa ipotesi di accordo, consegnando una nota a verbale, in coerenza con il percorso compiuto finora per ottenere la creazione di un autonomo comparto di contrattazione per Università, Ricerca e AFAM, anche in considerazione del fatto che il CCNQ di definizione dei comparti è atto propedeutico all’apertura di una stagione contrattuale nella quale i lavoratori e le lavoratrici vedranno sancita la perdita del potere d’acquisto determinata dalla totale insufficienza delle risorse stanziate dal Governo Meloni, che, vale la pena ricordarlo, corrispondono a un terzo dell’inflazione registrata nel triennio di riferimento.

La scelta di non firmare va letta anche in continuità rispetto alle lotte dell’autunno scorso, culminate nel grande sciopero del 17 novembre, contro la scarsità dei finanziamenti e contro la direttiva madre del Ministro Zangrillo che su risorse largamente insufficienti pretende, provocatoriamente, di aumentare la quota destinata al “merito”. Un’impostazione marcatamente ideologica che chiarisce come l’inadeguatezza delle risorse stanziate per il rinnovo dei contratti nasca non dalla mancanza di disponibilità economica, ma dalla volontà di colpire ancora una volta i dipendenti pubblici.

USB continuerà la sua battaglia sui tavoli dell’ARAN e nelle piazze per un rinnovo del contratto che rispetti la dignità dei lavoratori pubblici.

In allegato nota a verbale

USB Pubblico Impiego