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Argomento:

Basta complicità e ambiguità con guerra e genocidio! USB pretende dal governo il rispetto della legge: embargo su Israele e blocco dell’esportazione e transito di materiale bellico verso scenari di guerra

Roma -

Di fronte alla complicità del nostro governo con lo stato genocida di Israele e con le ultime aggressioni messe in atto dagli USA; di fronte all’ambiguità della classe politica che stenta a prendere una posizione forte e coerente contro quello che sta accadendo; di fronte al conto che la classe lavoratrice e le classi popolari hanno già pagato e rischiano di pagare di fronte alle loro guerre, era necessario tirare una riga di coerenza e chiarezza.

L’opposizione alle guerre non è solo scritta nell’articolo 11 della nostra Costituzione ma è prevista in modo chiaro dalla vigente normativa; occorre solo rispettarla.

USB ha scritto oggi alla presidenza del consiglio dei ministri, al ministro degli esteri, al ministro dell’economia e finanze e a quello dei trasporti, cosi come a tutte le forze parlamentari, per ribadire la richiesta formale di rispetto delle leggi e regolamenti europei vigenti per interrompere l’esportazione e il transito nel territorio italiano di armi, componenti utili alle armi, materiali utili all’armamento, trasferimenti di tecnologie e di tutti beni materiali e immateriali “dual use” verso lo stato di Israele o verso teatri di guerra o diretti verso scenari dove si violano i trattati internazionali o i diritti umani.

I dati messi a disposizione da associazioni e dall’ inchieste giornalistiche, così come le nostre azioni e denunce sul campo portate avanti insieme al BDS, NHG, Weaponwatch, ad esempio quanto accaduto di recente nei porti di Gioia Tauro e di Cagliari e nell’aeroporto di Brescia Montichiari, mostrano che le esportazioni e il transito di tale materiale verso scenari critici non sono mai cessate.

Il governo italiano è vincolato dai suoi impegni internazionali e da quanto previsto dagli obblighi di legge in materia di controllo di queste esportazioni e transiti che non possono più essere omessi e che devono essere rispettati senza più alcuna ambiguità.

Ricordiamo, ad esempio, come ai sensi dell’art. 1, co. 6, L. 185/1990, il transito di materiali di armamento è vietato verso “...i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, .. verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell'articolo 11 della Costituzione… verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell'UE o del Consiglio d'Europa”.

Il regolamento UE 21/821 tutela beni materiali e immateriali a duplice uso (dual-use) dall’essere utilizzati in ambiti di guerra o violazioni trattati europei o diritti umani.

Lo Stato di Israele è stato ritenuto responsabile del crimine di genocidio dalla Commissione di esperti indipendenti del Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite, mentre la Corte Penale Internazionale ha emesso un ordine di cattura nei confronti di Netanyahu per di crimini di guerra e contro l’umanità.

L’ennesimo atto di pirateria portato avanti dalla marina israeliana il 29 aprile u.s. verso la Global Sumud Flotilla con arresto, tra gli altri, di civili italiani e di altri cittadini UE, dopo quanto già avvenuto il 1 ottobre 1025, e con il trattenimento e la deportazione verso Israele di Thiago Avila e Saif Abukeshek, prelevati illegalmente su un’imbarcazione battente bandiera italiana, non può più essere tollerato.

In ultimo, sottolineiamo come la L. 962/1967 punisca il crimine di genocidio e l’attività di chi organizzi ed effettui il trasferimento di materiale bellico verso uno stato ritenuto responsabile del crimine di genocidio o che non impedisca il transito attraverso il territorio italiano di siffatto materiale.

Alla luce di quanto espresso sopra, USB conferma tutte le iniziative di carattere sindacale e legale già comunicate a partire dallo scorso giugno 2025:

  • lo sciopero dei lavoratori e lavoratrici contro le operazioni di carico, scarico e transito di armi o di materiale bellico dirette da e per Israele o verso altri scenari di guerra;

  • l’avvio concreto del processo di riconoscimento dell’obiezione di coscienza per quanto riguarda i progetti, operazioni e lavorazioni “dual use” legati alle guerre.

Ma adesso occorre lo stato italiano faccia il suo dovere: si disponga a far rispettare la legge e tirarsi fuori da qualsiasi complicità con l’attuale genocidio palestinese e le violazioni in atto.

Nel rispetto di quanto previsto dalle vigenti leggi, USB chiede formalmente:

  1. L’embargo completo sulle armi, sui componenti utili alle armi, sui materiali utili all’armamento, sui trasferimenti di tecnologie e su tutti beni materiali e immateriali “dual use” verso Israele;

  2. Il rispetto delle regole previste per legge nazionale e comunitaria sull’esportazione e il transito di questo materiale nei nostri porti, aeroporti, ferrovie e qualsivoglia snodo logistico;

  3. La trasparenza totale sulle esportazioni di armamenti verso zone non di guerra o dove non sono violati i trattati internazionali o diritti umani;

  4. L'attuazione rigorosa dei controlli da parte delle autorità competenti e delle autorizzazioni previste, inclusa la costituzione urgente degli osservatori in tutti i porti e aeroporti italiani;

  5. La presentazione di un decreto urgente per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza nei casi previsti dalla legge 185/90 e dal regolamento UE 21/821.

Per quanto tardive, queste iniziative possono intanto fornire un primo quadro di rispetto delle leggi e dei regolamenti UE oltre a significare il primo vero atto di rottura concreta di qualsiasi complicità dell’Italia con le politiche genocidarie messe in atto da Israele e di salvaguardia dei trattati internazionali.

Non c’è più spazio per ambiguità e complicità, per fermare genocidio, le guerre, le aggressioni e dare davvero una risposta ai danni provocati dall’economia di guerra, bisogna agire adesso. Altrimenti qualsiasi dichiarazione di contrarietà rimarrebbe un esercizio sterile quanto inutile e, quindi, complice.

A questo proposito, USB sollecita nuovamente il governo e il parlamento italiano a procedere in tempi rapidissimi al riconoscimento formale dello Stato di Palestina.

Unione Sindacale di Base