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Che succede al Poligrafico? Bilanci positivi e introiti di milioni di euro, ma il MEF rimane silente. USB porterà le proprie riflessioni e le proprie proposte alle assemblee con i lavoratori

Roma -

Lo scenario che si prospetta analizzando le informazioni in nostro possesso è quello di un'importante trasformazione aziendale, che inevitabilmente evidenzierà tutte le contraddizioni che si sono sviluppate negli ultimi anni. Ben tre amministratori delegati si sono alternati al vertice dell'Istituto dal 2021 al 2025 e questo turn over d'incarichi politici ha generato una confusione sulla mission dell'Istituto e non si riesce a capire quale sia l'orientamento produttivo futuro. L'acquisizione del 51% di PagoPA, l'azienda che gestisce i pagamenti per le pubbliche amministrazioni, con più di 350 lavoratori al seguito, il cambio di destinazione d'uso per lo stabilimento di Via Principe Umberto, da polo culturale a uffici per il personale dell'Istituto, che ha fatto mobilitare i comitati di quartiere e gli abitanti dell'esquilino, ci fa pensare a un forte cambio di indirizzo produttivo, specialmente se si analizza la forte spesa di denaro pubblico utilizzata e i dati riguardanti il personale in carico al Poligrafico, 1.019 impiegati, tra 80 quadri, 30 dirigenti e 761 operai, compresi 124 a contratto a tempo determinato. Uno squilibrio importante di manodopera, che risulta evidente dalla presenza dei dirigenti e dei direttivi spropositata paragonata a quella degli addetti alla produzione. La perdita disorganica del personale operaio crea buchi di professionalità importanti, che possono generare mancanze produttive e abbassare la qualità del prodotto stesso, ma, a quanto pare, non interessa alla nuova dirigenza visto che nel prossimo futuro non si faranno investimenti per i reparti produttivi. Questo significa l'impossibilità di partecipare a gare internazionali per il conseguimento di nuove commesse di lavoro che riguardano una certa categoria di lavoratori. Il tutto senza uno stralcio di piano industriale. Critichiamo anche i forti ritardi del MEF che, nonostante abbia incassato milioni di euro dai bilanci positivi del Poligrafico, ha contribuito alla confusione dei continui cambi al vertice che si sono avvicendati tra Poligrafico e MEF, pensando più alle nomine politiche, che alle esigenze di un'azienda in forte trasformazione. Capiamo che bisogna soddisfare le richieste che un mercato sempre più digitale e l'avvento dell'intelligenza artificiale modifichi enormemente il mercato del lavoro dove si muove l'IPZS, per questo pensiamo sia indispensabile creare le condizioni organizzative per rilanciare l'Istituto verso un mercato globale e verso quelle commesse di lavoro che richiedono sistemi di sicurezza sempre più elevati. Metteremo questi punti di riflessione a disposizione dei lavoratori e su questa piattaforma avvieremo una nuova vertenza, che riguarderà tutto l'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Per salvaguardare quanto viene espresso dai lavoratori che aderiscono a un'organizzazione indipendente. A difesa della Costituzione, della democrazia e della libertà sindacale.