Cinema: milioni di euro pubblici, ma il lavoro resta invisibile
Mentre il Ministero della Cultura presenta il nuovo rapporto "I numeri del cinema e dell'audiovisivo italiano – Anno 2025", che racconta la crescita del settore, gli investimenti, le produzioni e il peso economico dell'industria audiovisiva, continua a mancare la risposta alla domanda più importante: che lavoro stanno finanziando i cittadini italiani con oltre 600 milioni di euro di risorse pubbliche?
Da anni il dibattito sul cinema ruota attorno ai tax credit, ai contributi pubblici, alle coproduzioni internazionali e alla competitività delle imprese. Si celebrano il numero dei film prodotti, gli incassi, i festival e la capacità di attrarre investimenti.
Ma il lavoro continua a rimanere ai margini. Non si parla di quante giornate di lavoro vengano realmente create, quanti lavoratori siano assunti con contratti subordinati, quanti operino con partita IVA, quanti lavorino in condizioni di continuità e quanti, invece, vivano nella precarietà strutturale che caratterizza una parte significativa del settore.
È una contraddizione non più accettabile.
Lo Stato investe centinaia di milioni di euro ogni anno nel cinema e nell'audiovisivo, ma non dispone di un sistema trasparente capace di misurare la qualità del lavoro generato da quelle risorse.
Per noi USB Cinema questo rappresenta un limite politico prima ancora che statistico.
Perché il successo di una politica industriale non può essere misurato soltanto dal numero delle opere realizzate o dal fatturato delle imprese beneficiarie.
Una politica pubblica si misura anche dalla qualità del lavoro che produce.
Se i finanziamenti pubblici sostengono produzioni che continuano a fondarsi su precarietà, utilizzo distorto del lavoro autonomo, frammentazione dei rapporti, orari eccessivi o mancata applicazione dei contratti collettivi, tra l’altro scaduti da oltre un quarto di secolo, allora il problema non riguarda soltanto le condizioni delle maestranze: riguarda l'efficacia stessa della spesa pubblica.
È arrivato il momento di affermare un principio semplice ma decisivo: ogni euro di denaro pubblico destinato al cinema deve essere accompagnato da criteri trasparenti di qualità del lavoro, tutela delle maestranze e pieno rispetto dei contratti collettivi.
Il cinema italiano non ha bisogno soltanto di più investimenti.
Ha bisogno di investimenti che producano occupazione stabile, lavoro dignitoso e diritti esigibili.
USB Unione Sindacale di Base – Lavoro Privato - Cinema e Audiovisivo