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Colleferro: l’esplosione alla KNDS riaccende l’allarme. Basta industrie belliche: alziamo i salari, abbassiamo le armi

Roma -

L’esplosione avvenuta oggi nello stabilimento KNDS Ammo Italy di Colleferro, ex Simmel Difesa, impone una riflessione seria e non più rinviabile sulla sicurezza dei lavoratori e delle popolazioni che vivono accanto agli impianti destinati alla produzione di armamenti e materiali esplosivi. In attesa che le autorità accertino dinamica, cause e conseguenze dell’incidente, come USB Lavoro Privato Frosinone esprimiamo la nostra vicinanza ai lavoratori e a tutte le persone coinvolte e riteniamo necessario porre una questione che riguarda l’intera Valle del Sacco; la sicurezza non può essere discussa soltanto dopo un’esplosione.

Da tempo assistiamo a una progressiva trasformazione del nostro territorio in un’area sempre più interessata da produzioni legate all’industria bellica: particolarmente preoccupante è il progetto relativo allo stabilimento ex Winchester di Anagni, in località La Macchia, destinato a nuove attività della KNDS e alla produzione di materiali ad alto rischio, tra cui la nitrogelatina.

L’esplosione di Colleferro rende ancora più urgente chiedere alle istituzioni: cosa accadrebbe se un incidente analogo si verificasse ad Anagni? Quali sono i piani di emergenza? Quali sono i tempi reali di intervento dei Vigili del Fuoco? Quali mezzi e quali squadre specialistiche sarebbero immediatamente disponibili? Quali conseguenze avrebbe un incidente grave sulla popolazione, sui lavoratori e sull’ambiente della Valle del Sacco?

Non bastano rassicurazioni generiche: quando si parla di impianti che producono o trattano materiali esplosivi, la sicurezza deve essere dimostrata con dati, procedure, risorse e piani di emergenza pubblici e verificabili.

La Valle del Sacco ha già pagato un prezzo altissimo in termini di inquinamento e di devastazione ambientale, non possiamo accettare che alla storica emergenza ambientale si aggiunga una nuova fonte di rischio industriale legata alla produzione di armi.

Come organizzazione sindacale, inoltre, non possiamo ignorare una contraddizione evidente: mentre ai lavoratori si continua a chiedere di accettare salari insufficienti, precarietà e peggioramento delle condizioni di vita, vengono alimentati investimenti e profitti nell’industria bellica ed è inammissibile che il profitto venga prima della sicurezza, della salute e della vita delle persone.Le armi producono profitti per pochi, ma il rischio, quando qualcosa va storto, ricade sui lavoratori e sulle comunità. I profitti sono loro, i morti sono nostri.

Per questo chiediamo alle istituzioni nazionali, regionali e locali di fermare la corsa alla militarizzazione industriale della Valle del Sacco e di aprire un confronto pubblico e trasparente sul futuro degli stabilimenti bellici presenti e previsti sul territorio.

Basta al ricatto dei posti di lavoro serve dare priorità al lavoro sicuro, dignitoso e ben retribuito, non la produzione di strumenti di guerra.

Alziamo i salari, abbassiamo le armi.