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Commercio, flessibilità usata per abbassare gli stipendi

In 10 anni i part time involontari sono aumentati del 132%

 

Nazionale -

L’ultima rilevazione dell’Istat registra un aumento dell’occupazione, che sfiora il 60% della forza lavoro, un dato mai così alto dal 1977.

Un dato solo falsamente positivo, a crescere infatti sono solo i contratti part time involontari, mentre calano i part time liberamente scelti e i full time. Nel Commercio, uno dei settori più colpiti, dal 2008 ad oggi, i full time sono diminuiti del 12%, i part time volontari del 34%.

L’unico dato in crescita sono le forme part time imposte dall’azienda, cioè quei lavoratori che hanno la volontà e le capacità per un impiego e tempo pieno ma, per essere assunti, vengono obbligati ad accettare il tempo parziale.

Il Commercio è al terzo posto per questa modalità di assunzione, dopo Industria e Turismo, con un aumento di part time involontari del 132% in dieci anni.

L’Italia è seconda in classifica nella fascia d’età 15-74 anni per la costrizione alla form contrattuale del part time, con il 64,5%, peggio di noi solo la Grecia, che arriva al 69,1. Se invece ci concentriamo sui giovani (15-29 anni), probabilmente al primo impiego, il confronto con il resto dell’Europa è durissimo. Infatti, la media europea del part-time involontario è del 27,8%. In Italia arriva all’80,1%.

Quello che si nasconde dietro al part time involontario è, nella maggior parte dei casi, uno stratagemma delle aziende per abbassare i salari grazie alla flessibilità, risparmiando così sul costo del lavoro. Nel Commercio, un contratto su tre è un falso part time. Lavoratori costretti al tempo parziale su carta, per poi essere impiegati fino a 10 ore al giorno fra straordinari e flessibilità.

In alcuni casi, i dipendenti, pena il non rinnovo del contratto, vengono addirittura obbligati a timbrare la fine del proprio turno per poi continuare a lavorare, regalando ore all’azienda che mai verranno pagate.

L’Usb, al fianco dei lavoratori, lotta tutti i giorni sui posti di lavoro per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e le recenti vittorie sul riconoscimento del tempo tuta come tempo di lavoro sono l’esempio reale di quanto si possa ottenere se uniti.

I lavoratori sono riusciti a farsi riconoscere il tempo della vestizione come tempo di lavoro, riducendo proprio l’orario di lavoro a parità di salario.

 

Non fermiamo le lotte,

non siamo più disposti a regalare il nostro tempo alle aziende per il loro profitto

Non chiediamo favori, vogliamo i nostri diritti

 

Usb Commercio

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