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Con il Governo Meloni contratti puntuali ma a perdere. USB, il rispetto per i dipendenti pubblici passa innanzitutto dall'aumento dei salari

Nazionale -

Dopo mesi di Zangrillo da ieri anche la Presidente Meloni ripete la litania. La continuità contrattuale, oltre a non essere una scelta del Governo ma una misura del nuovo patto di stabilità imposto dall’Unione Europea, altro non è che l’ennesima misura di contenimento dei salari pubblici.

Nei numeri sciorinati dalla Presidente del Consiglio, mancano quelli della perdita del potere d’acquisto dei salari degli oltre tre milioni di dipendenti pubblici.

Da quando i contratti si rinnovano “in orario” lavoratrici e lavoratori pubblici hanno perso, solo con la tornata 2022-2024, circa il 10% del potere d’acquisto dei propri salari. Il rinnovo in corso, stando alle proiezioni ISTAT, promette un'ulteriore perdita di almeno il 2%.

Si può quindi affermare con ragionevole certezza che con il governo Meloni i salari pubblici hanno realizzato i peggiori rinnovi contrattuali dal passaggio al nuovo sistema di contrattazione. Peggio di lei solo Berlusconi che bloccò i rinnovi, saltando due tornate contrattuali.

Giorgia Meloni, il rispetto per l’infermiere, l’insegnante, l’impiegato allo sportello, prima che dalla puntualità, passa da aumenti salariali che consentano almeno di mantenere intatto il loro valore reale rispetto all’inflazione.