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Di fronte ai dazi di Trump il governo Meloni è disorientato, ma si appresta a scaricarne gli effetti sui lavoratori

Nazionale -

L’annuncio di pesanti dazi sulle merci importate negli Usa è un segnale di allarme che va preso molto seriamente. Gli effetti di questi provvedimenti sono destinati a risentirsi sull’industria del nostro paese e rischiano di costare diverse decine di migliaia di posti di lavoro, a partire dai settori più esposti perché impegnati nell’export oltreoceano.

Il governo Meloni appare completamente disorientato davanti a questa situazione. Soltanto pochi mesi fa il ministero dell’industria, ridenominato del Made in Italy forse più per ironia che per scelta ideologica, aveva diramato un Libro Verde sul rilancio della politica industriale che oggi, anche alla luce delle novità trumpiane, risulta completamente fuori contesto. In quel documento, infatti, il governo dimostrava di essere ancora legato all’idea di una industria italiana tutta orientata all’export, senza cogliere il cambio epocale che stiamo vivendo e la necessità oggi sempre più pressante di orientare l’economia al mercato interno e lo stesso sistema produttivo a dare risposte ai tantissimi problemi che affliggono la nostra società.

Questa linea però non è il frutto di falsi convincimenti, ma l’espressione di precisi interessi economici dei grandi gruppi italiani ed europei. In questa fase di ipercompetitività vogliono che lo Stato metta tutte le risorse al loro servizio, per reggere la concorrenza internazionale. Questi gruppi non sono interessati al mercato interno, ai consumi e quindi ai salari; anzi, per loro i salari devono rimanere bassi proprio per sostenere la competizione internazionale. L’economia interna è solo terreno da predare, privatizzando tutto quello che è privatizzabile, ma il campo d’azione resta il mercato globale. Per questo hanno bisogno di una Unione Europea grande potenza anche militare, perché necessitano di un esercito che possa difendere i loro interessi globali e le rotte commerciali dei loro affari. La conversione di parte dell’industria al militare è parte di questa logica, perché permette di rafforzare il progetto di UE grande potenza, ma anche di utilizzare risorse pubbliche per le commesse dell’industria.

Gli effetti dei dazi trumpiani, quindi, non potranno che essere scaricati sui lavoratori. Forse è anche per questo che il governo ha deciso di velocizzare l’approvazione del DDL sicurezza, trasformandolo in decreto, per aver a disposizione nuove armi repressive contro un dissenso destinato a diffondersi.

A queste scelte autoritarie dovremo saper rispondere con determinazione.

Anche per questo l’USB sarà in piazza Ss. Apostoli sabato 5 aprile dalle ore 14.00.

Su i salari, giù le armi.