Dimissioni Santanchè: il ministero del turismo “crolla” sotto il peso del no al referendum e delle mobilitazioni del popolo dell'autunno
Le dimissioni di Daniela Santanchè segnano la fine di una gestione del Ministero del Turismo che è stata l'emblema dell'arroganza padronale e del disprezzo per i diritti dei lavoratori. Tuttavia, è necessario fare chiarezza: questo non è un atto di responsabilità istituzionale, ma il risultato politico inevitabile del netto rifiuto popolare espresso con il Referendum. Il voto ha sancito la condanna definitiva di un’intera stagione politica e di quella visione di turismo estrattivo e parassitario che la Ministra ha incarnato fino all'ultimo.
In questi anni, l'Unione Sindacale di Base ha presidiato le piazze contro il paradigma del "cercasi schiavo", una provocazione culturale e sindacale che la Ministra ha alimentato difendendo l’imprenditoria in un settore fondato sui bassi salariali e sulla precarietà. Le nostre mobilitazioni hanno denunciato senza sosta il legame ombelicale tra il Ministero e il lobbysmo balneare, un intreccio volto a regalare le spiagge pubbliche a pochi concessionari, calpestando il diritto della collettività ad un mare a libero accesso e ad un lavoro degno.
Le vicende giudiziarie che hanno travolto la Ministra — dalle accuse di truffa all'INPS sulla cassa integrazione durante la pandemia alle irregolarità nella gestione delle sue aziende — non sono incidenti di percorso. Esse rappresentano il paradigma di un'imprenditoria che prospera sullo sfruttamento, sul lavoro grigio e nero e sull'evasione contributiva. È l’applicazione pratica di quel modello "Visibilia" che è specchio fedele di gran parte del settore turistico italiano: profitti privati garantiti dal sacrificio dei diritti di chi lavora.
Le mobilitazioni passate della USB, che hanno portato il conflitto direttamente sotto i palazzi del potere, hanno preparato il terreno culturale per questa caduta. Ma è stato il No referendario a dare il colpo di grazia.
Le dimissioni della Santanchè sono una vittoria della coerenza e della resistenza popolare a questo governo. Ma il "santanchismo" — inteso come sfruttamento selvaggio e svendita del bene comune — resta un nemico da combattere. USB continuerà la sua battaglia affinché al Ministero del Turismo non si sieda l'ennesimo fiduciario dei padroni, ma qualcuno che riconosca la dignità del lavoro e la centralità dei beni pubblici.
La lotta paga: fuori i mercanti e i lobbisti dal Ministero del turismo!