Electrolux, USB al MIMIT: piano inaccettabile. il governo non trasformi il tavolo in un pozzo dei desideri dell’azienda
Si è tenuto oggi al MIMIT il tavolo ministeriale su Electrolux, alla presenza del Ministro Urso, delle Regioni, dell’azienda e delle organizzazioni sindacali.
USB ha espresso un giudizio netto: il piano presentato da Electrolux è inaccettabile e irricevibile. Non può esistere alcun confronto serio che assuma come base di discussione 1.700 esuberi, la chiusura di fatto dello stabilimento di Cerreto d’Esi, la riduzione della capacità produttiva italiana, la riorganizzazione di staff e ricerca e sviluppo, e il progressivo impoverimento del perimetro industriale del gruppo nel nostro Paese.
Abbiamo trovato impressionante la modalità pacata con cui l’azienda ha illustrato una riduzione così violenta dell’occupazione e della capacità produttiva nazionale. Dietro slide, numeri e formule manageriali c’è una scelta precisa: scaricare sui lavoratori e sui territori il peso di una strategia costruita su tagli lineari, riduzione dei costi e arretramento industriale.
Electrolux è arrivata al tavolo portando i propri desiderata: interventi sul costo dell’energia, sulle regole europee, sulla competitività, sulla produttività e sull’organizzazione del lavoro. Ma il MIMIT non può diventare il pozzo dei desideri dell’azienda. Se questo deve essere il metodo, allora anche USB mette sul tavolo la propria proposta: Electrolux va nazionalizzata e va sottratta a una classe dirigente stracciona che negli ultimi anni ha sostituito investimenti, sviluppo, ricerca, innovazione di prodotto e politica industriale con tagli occupazionali, dismissioni e riduzioni di perimetro.
Le lavoratrici e i lavoratori di questo Paese sono stanchi di pagare sempre. Lo abbiamo detto alla manifestazione nazionale e lo ribadiamo oggi al tavolo ministeriale: non possono essere sempre gli operai, i tecnici, gli impiegati, i territori e l’indotto a pagare le scelte delle multinazionali, l’assenza di politica industriale e la subordinazione a un modello europeo che ha lasciato scoperti interi settori produttivi strategici.
USB ha registrato positivamente l’allineamento espresso da Ministero e Regioni sulla richiesta di ritiro del piano. È un fatto importante. Ma oggi non basta dichiarare che il piano è inaccettabile: bisogna impedire che venga realizzato e costruire una proposta alternativa credibile.
La situazione attuale non arriva dal nulla. Già nel tavolo ministeriale del 5 giugno 2025 Electrolux aveva rappresentato un quadro di difficoltà del settore e USB aveva posto la necessità di un confronto complessivo sull’elettrodomestico, indicando il rischio che la transizione industriale, produttiva ed energetica venisse lasciata alla sola logica aziendale.
Oggi quelle preoccupazioni trovano conferma in un quadro più grave. Evidentemente in questo anno qualcosa è mancato: il tavolo del bianco non ha prodotto una vera strategia di settore, non sono stati definiti vincoli sufficienti per le multinazionali e non è stata costruita una regia pubblica capace di prevenire l’attuale scenario.
La vertenza Electrolux va quindi collocata dentro una crisi più ampia del comparto dell’elettrodomestico. Non riguarda solo una singola azienda. Riguarda Whirlpool/Beko, Haier/Candy, Elica e l’intera filiera del bianco. Il rischio è che l’Italia perda progressivamente un settore industriale strategico e diventi soltanto un mercato di sbocco per prodotti realizzati altrove.
Per questo USB chiede al Governo di assumere un ruolo attivo in campo economico e industriale. Serve un piano straordinario per il settore del bianco, con investimenti, vincoli occupazionali, difesa dell’indotto, garanzie sui volumi, missioni produttive, ricerca e sviluppo. Le risorse pubbliche non possono accompagnare licenziamenti, chiusure e delocalizzazioni. Devono essere subordinate al mantenimento dell’occupazione, delle produzioni e delle competenze in Italia.
La crisi del settore non si affronta con la somma delle richieste aziendali. Si affronta decidendo quale ruolo industriale deve avere il Paese. Se l’Italia vuole continuare a produrre elettrodomestici, servono scelte pubbliche, investimenti straordinari, programmazione, tutela della capacità produttiva e difesa del lavoro. Se invece ci si limita ad accompagnare i piani delle multinazionali, il risultato sarà la riduzione progressiva degli stabilimenti, la perdita di competenze e l’impoverimento dei territori.
USB chiede quindi il ritiro immediato del piano Electrolux, la salvaguardia di tutti gli stabilimenti, nessuna procedura di licenziamento collettivo, il mantenimento di Cerreto d’Esi dentro il perimetro industriale e l’apertura di un confronto vero su un piano nazionale del settore del bianco.
Il Governo deve scegliere se limitarsi a commentare i piani delle multinazionali o tornare a costruire una politica industriale. USB non accompagnerà il declino industriale del Paese e non accetterà che siano ancora una volta lavoratrici e lavoratori a pagare il prezzo delle scelte aziendali e dell’assenza di strategia pubblica.
USB Lavoro Privato – Categoria Operaia dell’Industria Nazionale