Esposizione dei Vigili del Fuoco a sostanze cancerogene: l’importanza di analisi approfondite sull’esposizione. Un recente studio invita a rivedere le rassicurazioni dell’amministrazione
L'esposizione occupazionale ed ambientale dei Vigili del Fuoco tra vecchi e nuovi contaminanti: una disamina”, curato dalla Prof.ssa Claudia Marcolungo (Docente di Diritto dell'ambiente presso l'Università degli Studi di Padova) e dalla Dott.ssa Vitalia Murgia (Medico Specialista e membro di ISDE Italia).
Le autrici della ricerca hanno espresso un ringraziamento formale e sentito alla USB VVF
Un'importante novità scientifica spazza via anni di silenzi istituzionali e sposa in pieno le storiche denunce della nostra organizzazione sindacale. Sulla rivista “Quotidiano Legale” (N. 2-2026) è stato pubblicato lo studio approfondito “L'esposizione occupazionale ed ambientale dei Vigili del Fuoco tra vecchi e nuovi contaminanti: una disamina”, curato dalla Prof.ssa Claudia Marcolungo (Docente di Diritto dell'ambiente presso l'Università degli Studi di Padova) e dalla Dott.ssa Vitalia Murgia (Medico Specialista e membro di ISDE Italia).
Le autrici della ricerca hanno espresso un ringraziamento formale e sentito alla USB VVF (Unione Sindacale di Base dei Vigili del Fuoco) e al nostro delegato Enrico Marchetto per il supporto cruciale, la condivisione dei dati e la spinta propulsiva che hanno permesso di concretizzare questo lavoro.
A sua volta, la USB esprime la più profonda gratitudine e il più sentito ringraziamento alla Prof.ssa Claudia Marcolungo e alla Dott.ssa Vitalia Murgia. Il loro straordinario lavoro rappresenta un atto di coraggio intellettuale e civile, una mano tesa verso migliaia di lavoratori che ogni giorno rischiano la vita per la sicurezza pubblica. Grazie alla loro competenza e indipendenza, le nostre battaglie escono dalle denunce sindacali ed impongono una riflessione e un cambio di rotta nei palazzi del potere.
Questo studio non rimarrà chiuso nelle biblioteche accademiche. USB annuncia fin da ora che nel corso dei prossimi mesi l'intera ricerca sarà presentata ufficialmente durante un grande convegno nazionale organizzato dalla nostra organizzazione sindacale.
Sarà un appuntamento cruciale che vedrà la partecipazione diretta delle autrici, di esperti internazionali, di rappresentanti politici e delle istituzioni. In quella sede inchioderemo l'Amministrazione alle sue responsabilità giuridiche e scientifiche, trasformando questo documento in una fonte propulsiva per la necessaria implementazione normativa delle tutele che ci spettano di diritto.
Non si tratta dell'ennesimo report accademico astratto, ma del frutto di una sinergia straordinaria tra la militanza sindacale sul campo e l’analisi critica della ricerca scientifica più avanzata e indipendente.
Questo studio ha un'importanza epocale perché riesce, per la prima volta in Italia, a fondere in modo organico e rigoroso l'analisi medica degli effetti biologici con la dottrina giuridico-ambientale più severa. La USB ha fornito i dati, l'esperienza vissuta e il vissuto quotidiano dei lavoratori; le scienziate hanno tradotto questo patrimonio di lotta in dati inconfutabili, trasformando il dolore e le denunce dei Vigili del Fuoco in una verità oggettiva che nessuno potrà mai più ignorare o minimizzare.
Per anni, il Dipartimento e i vertici del Corpo hanno provato a gettare acqua sul fuoco del dissenso utilizzando rassicurazioni prive di fondamento scientifico e recentemente uno studio parziale che tendeva a ridimensionare la portata della contaminazione occupazionale.
Questa disamina indipendente mette in discussione rassicurazioni troppo sbrigative e ne ridimensiona l’attendibilità. Tali rassicurazioni si basavano infatti sulle analisi parziali fornite in passato dall’Amministrazione, che valutavano separatamente i singoli interventi oppure non consideravano adeguatamente l’accumulo delle esposizioni nel lungo periodo. La nuova ricerca ha invece adottato un approccio globale e multidisciplinare, considerato l’unico scientificamente adeguato per ricostruire il quadro complessivo dell’esposizione. In questo modo, lo studio Marcolungo-Murgia evidenzia come una lettura distorta di dati ottenuti attraverso un’impostazione metodologica poco corretta possa portare a minimizzare un pericolo che numerose autorevoli istituzioni considerano reale e ampiamente sostenuto dalle evidenze scientifiche disponibili.
Le considerazioni della Prof.ssa Claudia Marcolungo tracciano una linea di demarcazione legale invalicabile per l'Amministrazione in quanto evidenzia che il Principio di Precauzione non rappresenta una scelta politica discrezionale o una velleità teorica, ma si configura come un preciso e vincolante obbligo giuridico. Davanti a un'esposizione occupazionale a sostanze nocive e tossiche, le istituzioni hanno il dovere di assicurare il massimo livello di protezione tecnicamente possibile per i lavoratori. Attendere passivamente le lungaggini della burocrazia ministeriale o la certezza scientifica assoluta significa condannare i lavoratori del soccorso a tutele tardive e inefficaci. L'inazione del potere pubblico viola i diritti umani fondamentali costituzionalmente protetti e genera costi umani, sociali e di spesa sanitaria ormai insostenibili. Gli stessi strumenti nati per difendere i soccorritori possono rilasciare dosi massicce di PFAS e ritardanti di fiamma, accumulandosi nei mezzi e nei locali di riposo delle caserme e provocando una contaminazione secondaria continua.
La ricerca descrive la quotidianità operativa come una vera e propria “tempesta perfetta”. Il lavoratore si ritrova incastrato in una tripla morsa: l'esposizione universale ai PFAS come cittadino, l'inalazione di amianto, idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e radiazioni durante i roghi, e infine la contaminazione causata dalle stesse divise.
Davanti a questo scenario, lo studio richiama le risultanze della Monografia 132 dello IARC (OMS), che classifica l'esposizione professionale dei Vigili del Fuoco come cancerogena certa per l'uomo (Gruppo 1), confermando il nesso causale diretto con patologie devastanti come il mesotelioma e il tumore alla vescica. A ciò si affianca la Monografia 135 dello IARC, che ha inserito il PFOA in Classe 1A (cancerogeno certo) e il PFOS in Classe 2B.
Lo studio evoca l'efficacia del sistema svedese Skellefteå (“Healthy Firefighters”), basato su una piramide metodologica che mette alla base la conoscenza e la comprensione del rischio, al centro le routine operative e al vertice gli strumenti. Non si può più improvvisare: serve una modifica radicale e strutturale delle abitudini d'intervento e di bonifica.
Forti di questa importante validazione scientifica, giuridica e medica, USB chiede con energia che i vertici del Dipartimento e il Governo applichino con immediatezza le seguenti misure:
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Screening e Biomonitoraggio Nazionale: Analisi del sangue periodiche a carico dell'Amministrazione per monitorare la presenza di PFAS e inquinanti nel siero di tutto il personale.
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Protocollo "Zone Pulite / Zone Sporche": Procedure tassative di bonifica e decontaminazione immediata post-intervento per bloccare l'ingresso dei fumi e dei veleni nelle sedi di servizio.
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Equipaggiamenti e Schiume PFAS-FREE: Sostituzione immediata dei DPI contaminati e revoca delle schiume chimiche contenenti fluoro, azzerando un gap tecnologico e di sicurezza anticipando le misure previste a livello europeo
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Tutele Previdenziali e Categoria Usurante: Il riconoscimento formale della professione come altamente usurante e l'adeguamento automatico delle coperture assicurative INAIL per le malattie professionali causate dal servizio.
Per decenni lo Stato ha risposto alle nostre denunce facendo spallucce, trincerandosi dietro l'attesa di "ulteriori verifiche" o difendendosi con relazioni tecniche di comodo mentre nelle nostre file ci si ammalava e si moriva in silenzio. La scienza indipendente e rigorosa ha parlato con la forza dell'evidenza: l'esposizione professionale dei Vigili del Fuoco è un killer certificato.
Non tollereremo più che la retorica degli "eroi del soccorso" sia usata come anestetico per coprire la mancanza di investimenti, le divise imbottite di PFAS e la totale assenza di tutele previdenziali. Dietro lo storico motto "Domiamo la fiamma, doniamo il cuore" c'è la carne e il sangue di lavoratori che pretendono di tornare a casa sani dalle proprie famiglie.
Il Principio di Precauzione è legge: ora applicatelo, o ne risponderete penalmente e politicamente davanti al Paese!
Il Coordinamento Nazionale USB VVF
in allegato lo studio approfondito