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FIAT: TOMASELLI (USB), TROPPE LE ANALOGIE CON LA VERTENZA ALITALIA

NON BASTA LIMITARE IL DANNO. BISOGNA CAMBIARE MUSICA E SUONATORI

Roma -

“CGIL, CISL, UIL, UGL e FIAT stanno trattando, si fa per dire, per le sorti di Pomigliano e per fare ciò si richiedono condizioni di lavoro che riportano indietro le fabbriche Fiat di qualche decennio”, dichiara Fabrizio Tomaselli dell’Esecutivo Nazionale dell’Unione Sindacale di Base. “Nel paniere di Marchionne c'è di tutto: dall'orario di lavoro alla monetizzazione di riposo e salute, dall'aumento dei turni alla riduzione del riposo minimo previsto dalla legge; dal raddoppio dello ´straordinario obbligatorio` alla sostituzione della pausa pranzo con lo straordinario, dal mancato pagamento della malattia all'istituzione del turno del sabato sera, da altre deroghe al contratto di lavoro a quelle relative a leggi dello Stato”.

 

“La ciliegina sulla torta – sottolinea Tomaselli - è però costituita dall'obbligo dei sindacati e delle RSU, anche i singoli delegati, di non protestare e di difendere gli accordi sottoscritti, evidentemente anche se non vengono rispettati o se male applicati dall'azienda e dalla possibilità di licenziamento per i lavoratori che si oppongono e scioperano”.

 

Prosegue Tomaselli: “A prescindere dai contenuti contrattuali, sono sconcertanti le analogie di carattere sindacale con la vertenza Alitalia. Si attua il ricatto occupazionale e di continuità dell'attività industriale per migliaia di lavoratori e si richiedono condizioni di lavoro assolutamente inaccettabili, scaricando esclusivamente su sindacato e lavoratori la responsabilità della scelta, mentre si scatena una campagna mediatica tutta a favore dell'Azienda con il ´contributo` di Governo e Confindustria. CISL, UIL e UGL, come per Alitalia, di fatto dichiarano la disponibilità all'accordo ancor prima di iniziare le trattative. La Cgil sembra resistere, ma poi?”

 

Conclude Tomaselli: “USB ritiene che oggi la Fiat di Pomigliano D'Arco, come Alitalia due anni fa, rappresenti una vertenza che potrebbe produrre ulteriori e pesantissime modifiche strutturali del rapporto di lavoro e, purtroppo, anche del sindacato che coscientemente si fa collaboratore e notaio delle decisioni delle aziende e di Confindustria. Non basta ottenere una limitazione del danno: è ora di cambiare la musica ed anche i suonatori.”


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