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Giustizia per Cristian, vittima in Sevel di un sistema cinico di appalti e subappalti

Atessa -

La morte di un lavoratore sul posto di lavoro non è una casualità, né deve essere fatta passare come tale. Le responsabilità ci sono, siano esse dirette o indirette, e vanno ricercate per il rispetto che si deve al lavoratore e alla sua famiglia.

 

La morte di Cristian Terilli, avvenuta in Sevel il 3 gennaio scorso, ha messo in evidenza un sistema cinico che riguarda tutto il mondo del lavoro, ovvero quello degli appalti e sub-appalti. Tale sistema, a nostro avviso, spesso antepone gli interessi economici alla sicurezza dei lavoratori oltre a scaricare su di essi tutte

le conseguenze della precarizzazione.

 

Cristian Perilli, 26 anni, lavorava per la Sinergia srl di Cassino, che operava in sub-appalto per conto della Comau che, a sua volta, aveva ricevuto l'appalto dalla Sevel (committente finale dei lavori).

 

La notizia che la Procura di Lanciano abbia archiviato la posizione dei vertici Sevel e Comau per quanto accaduto il 3 gennaio è la dimostrazione lampante di quanto cinico ed ingiusto sia questo sistema economico, che permette alle aziende di realizzare ingenti risparmi scaricando costi e responsabilità a valle della catena, in cui l’anello più debole è sicuramente quello dei lavoratori ridotti alla precarietà e soprattutto, molto spesso, ad operare in condizioni di scarsa sicurezza.

 

Non sta a noi sindacare le decisioni della Magistratura che non ha riscontrato responsabilità diretta della Sevel spa nella vicenda, decisione che va rispettata, ma riteniamo che sia figlia di una legislazione al servizio del potere economico e per questo una sconfitta della Giustizia con la G maiuscola, quella che uno Stato Civile dovrebbe garantire.

 

Cristian quel maledetto giorno si trovava all’interno dello stabilimento Sevel e qualcosa non è andato come avrebbe dovuto.

 

Se vogliamo parlare di responsabilità i temi da affrontare sono tanti: il ruolo degli enti di controllo esterni,

quello dei sindacati, della legislazione, degli investimenti sulla sicurezza, ecc., ma l’unico tema di cui non vorremmo sentire parlare è quello della responsabilità del lavoratore, perché questo consisterebbe nel paragonare la morte di Cristian ad un suicidio e tutti sappiamo che non è così.

 

Stabilire la responsabilità penale spetta alla Magistratura, su cui confidiamo, ma c’è anche una responsabilità morale a cui non bisogna sottrarsi e che va ricondotta a più soggetti e tra di essi riteniamo di non escludere Sevel FCA.

 

Cristian e la sua famiglia meritano Giustizia, così come la meritano gli oltre 1000 morti all’anno nei luoghi di lavoro.

 

Coordinamento USB Lavoro Privato Chieti

 

 

Lanciano, 18.11.2020

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