Gli scioperi del 7 maggio dentro la crisi generalizzata: verso uno scenario di mobilitazione permanente
Domani, giovedì 7 maggio, il mondo della scuola sarà di nuovo impegnato in uno sciopero dell’intero settore, su una serie di rivendicazioni che spaziano dalle condizioni materiali (è appena stata firmata la parte economica di un contratto avulso dalla realtà, che non tiene conto per nulla dell’attuale e del tendenziale aumento del costo della vita), allo stravolgimento (che chiamano riforma) di uno dei rami dell’istruzione secondaria di secondo grado, quella tecnica, che viene trascinata insieme a quella professionale in un quadro totalmente strumentale all’avviamento al lavoro e svuotato di ogni prospettiva di crescita culturale complessiva; per andare poi al rifiuto dell’invasione vera e propria che militarizzazione e politiche di riarmo stanno realizzando dentro l’impianto culturale e ideologico dell’istituzione, con un collegamento evidente a quel ritorno della leva che ancora almeno nel nostro Paese è solo evocato, ma su cui tempestivamente il mondo studentesco e giovanile europeo si sta mobilitando, tra 7 e 8 maggio: We do not enlist, noi non ci arruoliamo, può diventare davvero uno slogan universale dentro questa tragica fase.
Nello stesso giorno e dentro una piattaforma che parla di salari, di sicurezza, di condizioni materiali, di lavoro usurante, i lavoratori dei porti scioperano portando le loro istanze al Ministero dei Trasporti, in un settore attraversato in misura ancora maggiore dai temi delle privatizzazioni, della militarizzazione, dal trasporto di armamenti. È da lì che era partita la scintilla dell’autunno, ed è da lì che continuano ad arrivare importanti segnali di risveglio della classe lavoratrice e operaia, che USB chiama alla mobilitazione nazionale per sabato 23 maggio a Roma.
Serve però, mentre portiamo con noi l’eredità delle giornate autunnali e sosteniamo con tutte le nostre forze la libertà di Thiago e Saif, contro l’ennesima espressione di prepotente e arrogante violenza da parte israeliana, mentre ci associamo al gesto di protesta di Chris Smalls contro il Met Gala a New York, mentre portiamo aiuti concreti e fratellanza politica a Cuba, mentre guardiamo con enorme preoccupazione la possibilità che da un momento all’altro riprendano le ostilità In Iran e lo stallo di Hormuz diventi qualcos’altro, mentre tutto questo avviene e mentre aumentano la sofferenze di settori sempre più ampi della società italiana, capire che la partita diventa una partita di rafforzamento e crescita, dentro una mobilitazione permanente, di istanze lavorative, sociali, culturali e valoriali che prospettino strumenti di rifiuto generalizzato di questo scenario e prospettino una alternativa di massa: di questo abbiamo lungamente parlato nel convegno di Torino del 30 aprile sulla questione dell’obiezione di coscienza, su questo abbiamo registrato la possibilità di convergenza di prospettive diverse ma non lontane, che abbiano chiaro che bisogna combattere allo stesso tempo i neofascisti ed i tecnocrati europei, il capitale finanziario e tecnologico che come un mostro fuori controllo prova a prospettare dichiaratamente scenari di controllo sociale da parte di pseudo élites totalmente estranee agli interessi generali.
Il movimento delle lavoratrici e dei lavoratori ha un compito storico, ancora una volta, che è quello di salvare l’umanità dalla sua autodistruzione. Dobbiamo attrezzarci, diventare maggioranza, interpretare il bisogno di pace, lo sdegno crescente, il sentire diffuso e la preoccupazione generale per il futuro nostro e dei nostri figli, trasformando la paura in azione collettiva. Torneremo a scioperare, obiettare, opporci, difendendo salari, sicurezza, istruzione, cura per tutte e tutti.