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Green pass, dietro le modifiche del governo l’ammissione di un fallimento

Nazionale -

Dalla stampa si apprende che siamo di fronte a cambiamenti sul fronte green pass. Cambiamenti che sembrano essere aggiustamenti, ma che in realtà descrivono con compiutezza il riconoscimento, da parte del governo stesso, del fallimento dello strumento. Quale è infatti la ragione degli ‘aggiustamenti’? È l’evidente errore nel ‘prevedere’ la fine dello stato emergenziale anche senza cancellarlo. Si è passati, infatti, dai brunettiani piani quinquennali a favore di Confcommercio per il rientro dell’85% dei lavoratori pubblici (poi divenuto prevalenza in presenza) e dall’apertura del 100% negli stadi, a profondi retromarcia.

Il fallimento si misura sui cambiamenti. Che sono sostanzialmente su due capisaldi della strategia. Il primo è il ruolo del tracciamento. Nel momento in cui da circa un anno esistono dati in letteratura scientifica della minor sensibilità dei tamponi antigenici (per giunta testati in ambiente professionalmente esperto e non praticati per strada) rispetto ai tamponi molecolari, non si capisce come si fosse, invece, assunto che il tampone antigenico potesse essere predittivo dell’infezione in fase pre-acuta.

E su questo tema si sovrappone l’altro aspetto centrale per la strategia ossia la ‘costruzione’ di ambienti, anche lavorativi, liberi dal virus. Su questo in maniera inspiegabile il governo ha fatto la scommessa che i vaccinati (senza tampone) e i tamponi protratti per giorni fossero certezza. Invece, i modelli di vaccinazione hanno sempre evidenziato che l’infezione è possibile nei vaccinati. Ma già nelle scelte ‘temporali’ il governo non seguiva le evidenze scientifiche. L’infettività della variante delta era infatti dimostrata alta solo dopo 30 ore dall’infezione (invalidando il tampone a 48 ore anche se perfettamente applicato) e il numero dei vaccinati asintomatici ma infettivi aumentava con l’aumento delle infezioni, con la scuola che cominciava già, 15 giorni fa, a mostrare il proprio contributo nell’epidemia.

In sostanza se il ‘nuovo’ green pass sarà solo per i vaccinati o se stabiliranno che il tampone antigenico vale solo un giorno, useranno conoscenze scientifiche che avevano anche un mese fa. E cambiando, dimostreranno che non stanno seguendo le evidenze sperimentali come dicono e che il primo green pass non fermava l’epidemia se non nel fortunato caso di un tampone fatto nel giorno in cui l’infezione era già partita.

USB Ricerca

16-11-2021