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Guerra ed inflazione: Meloni applaude Trump mentre si addensano le nubi della tempesta perfetta su industria e lavoro. 14 marzo manifestazione per il no sociale, 28 marzo assemblea operaia

Nazionale -

L’aumento dei prezzi di carburanti, energia e beni di prima necessità sta riportando al centro una questione che riguarda direttamente l’economia reale e la tenuta sociale del Paese. Le tensioni internazionali, l’instabilità dei mercati energetici e l’aumento dei costi delle materie prime stanno alimentando una nuova fase inflattiva che rischia di colpire duramente il sistema produttivo e il potere d’acquisto dei lavoratori.

Per un Paese industriale come l’Italia questo significa una cosa molto concreta: aumento dei costi di produzione, pressione sulle filiere industriali, rincari nella logistica e nei trasporti, nuovi aumenti sui beni essenziali. Tutto questo mentre l’apparato produttivo è già attraversato da crisi industriali, ristrutturazioni e processi di dismissione che stanno colpendo interi settori strategici.

Dall’acciaio all’elettronica, passando per l’automotive e la logistica, molte vertenze aperte dimostrano quanto il sistema industriale sia già fragile. In questo quadro un nuovo aumento strutturale dei costi energetici rischia di scaricarsi ancora una volta sul lavoro, comprimendo salari e occupazione.

Di fronte a questo scenario il Governo dovrebbe interrogarsi seriamente sugli effetti che le scelte geopolitiche e l’escalation militare produrranno sull’economia italiana.

Invece assistiamo ad un Governo vassallo, più impegnato ad applaudire Trump e a inseguire la logica della contrapposizione internazionale che a difendere concretamente industria, lavoro e salari.

A tutto questo si aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione: il tentativo sempre più esplicito di presentare la riconversione industriale verso il militare come una soluzione alle difficoltà dell’industria europea. È un ricatto che respingiamo con forza.

La riconversione bellica è una scelta immorale, industrialmente fragile e incapace di garantire occupazione stabile e diffusa. Le politiche di riarmo promosse dall’Unione Europea e dalla NATO sono lontane dalle reali necessità del Paese.

L’Italia ha bisogno di investimenti in infrastrutture, servizi pubblici, transizione industriale, innovazione e tutela del lavoro. Sono questi i settori in grado di garantire crescita economica, sviluppo tecnologico e occupazione di qualità.

In un momento come questo diventa ancora più evidente una verità semplice: senza il lavoro operaio questo Paese non sta in piedi.

Industria, logistica e grandi filiere produttive esistono perché ogni giorno migliaia di lavoratori producono la ricchezza reale su cui si regge l’economia.

Per questo il lavoro operaio deve tornare con forza al centro del dibattito politico e delle scelte economiche del Paese. Il 28 marzo, con l’Assemblea Nazionale Operaia promossa da USB, vogliamo affermare questa centralità e aprire uno spazio di discussione e di iniziativa capace di rimettere chi lavora al centro delle decisioni che riguardano industria, sviluppo e futuro sociale del Paese.

La via maestra resta quella della pace. La guerra la stanno pagando i lavoratori, le lavoratrici di questo Paese e le fasce più deboli.

Basta guerra, abbassate le armi, alzate subito i salari.

Il 14 marzo saremo in piazza a Roma per il No Sociale al Governo Meloni, per fermare la riforma della giustizia e le politiche di guerra e carovita: appuntamento alle 14:00 a Piazza della Repubblica. Il 28 marzo, al Nuovo Cinema Aquila a Roma, Assemblea Nazionale Operaia per costruire la mobilitazione in primavera.