AREA STAMPA

Dipartimento Comunicazione

Tel./Phone:
(+39) 3456712454

Fax:
(+39) 06 54070448

e-mail:
areastampa@usb.it

Roma, via dell'Aeroporto 129

Argomento:

III anniversario della strage di Brandizzo: basta con la retorica istituzionale; per difendere i lavoratori serve il conflitto politico-sindacale contro gli interessi lucrativi padronali

Torino -

La piazza della stazione di Brandizzo è divenuta il luogo simbolico dove radunarsi il 30 agosto per ricordare la strage dei cinque lavoratori della Sigifer, ditta appaltatrice di Rete Ferroviaria Italiana (RFI), che, nella notte dello stesso 30 agosto del 2023, vennero travolti da un treno rimanendo uccisi sul colpo.

Lo è diventato per le istituzioni territoriali che inviano da tre anni i loro sindaci e consiglieri regionali a ridondare banalità su una generica priorità della sicurezza dei lavoratori su una altrettanto generica ricerca di profitto aziendale.

Lo è naturalmente diventato per noi che vogliamo rappresentare una lettura di quella strage sul lavoro in ambito ferroviario, come la diretta conseguenza di precise scelte organizzative di RFI tese favorire il sistema degli appalti nel settore manutenzione infrastrutture, attaccando direttamente le tutele contrattuali dei ferrovieri.

E’ così che nel corso dell’ultimo ventennio la più grande realtà industriale e di servizio pubblico del Paese è stata trasformata nel terreno di scorribanda degli interessi dei grandi gruppi privati multinazionali di investimento infrastrutturale che controllano a cascata la miriade di piccole e medie imprese del settore, accettando acriticamente non solo le ovvie premesse di profitto di quei soggetti privati ma, a seguire, anche le loro più lucrose pretese organizzative, basate su scarsità retributiva e ricatto occupazionale, incremento degli orari e dei carichi di lavoro, riduzione dei periodi di riposo minimo giornaliero e settimanale, incremento sistematico del lavoro notturno; il tutto senza adeguate valutazioni della ricaduta di queste pretese sulle condizioni di lavoro e sulle garanzie di tutela per la salute e la sicurezza dei lavoratori interessati.

È questo il sistema da cui genera l’insicurezza sul lavoro ambito ferroviario, una condizione che immediatamente incide anche sulla garanzia di sicurezza per gli utenti del servizio ferroviario e, come si è tremendamente dimostrato con la strage di Viareggio del 29 giugno 2009, anche su quella dei comuni cittadini.

E questo sistema è il fondamento di un assetto di potere politico, manageriale e padronale tra i cui garanti troviamo anche le compagini sindacali che lo hanno favorito con la stipula di contratti e accordi di arretramento delle condizioni economiche e normative dei lavoratori del settore, sancendo un modello di relazioni industriali verticistico da cui restano escluse le organizzazioni di alternativa sindacale e i lavoratori stessi a cui da quasi dieci anni è negato il diritto di rinnovare le proprie rappresentanze sindacali unitarie e per la sicurezza (RSU/RLS) .

Un sistema che si completa nell’azione di governi che progressivamente hanno consegnato lo stesso Stato nelle mani dei nuovi padroni del vapore; riducendo le capacità ispettive degli organi di vigilanza, depotenziando leggi che individuano le responsabilità amministrative delle imprese, come sta succedendo con la modifica della legge 231/01, già approvata dall’attuale governo e attualmente in discussione nelle aule parlamentari. In questo senso non smetteremo di sostenere la necessità di una legge che istituisca il reato di omicidio sul lavoro, come aggravante sulle colpe accertate da parte datoriale e preveda il potenziamento del ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza per la garanzia di effettivo e capillare controllo sulle condizioni di lavoro.   

Dunque ci sono nomi e cognomi da fare se si vuole mettere mano alla mattanza in atto sui posti di lavoro del Paese, non fermarsi alla retorica delle dichiarazioni sulla priorità della sicurezza sul lavoro in occasione delle ricorrenze o delle ulteriori occorrenze luttuose a cui i lavoratori sono altrimenti, inevitabilmente destinati.

In relazione alla strage di Brandizzo la procura di Ivrea ne ha fatti ventuno di nomi, tra cui quelli dell’appaltante RFI e delle appaltatrici Sigifer e CLF, oltre quello dell’attuale amministratore delegato del Gruppo FSI Giampiero Strisciuglio.

Il processo si aprirà il prossimo 30 settembre a Ivrea con l’udienza preliminare per la conferma delle richieste di rinvio a giudizio degli imputati.

Noi ci saremo nella consapevolezza che, come è stato per il processo per la strage di Viareggio durato 17 anni, il percorso giudiziario per l’accertamento delle colpe non sarà facile e servirà il massimo impegno di tutte le forze sinceramente schierate nella difesa dell’interesse primario per la salute e la sicurezza dei lavoratori e di quello pubblico per la verità e la giustizia, come pilastri dell’effettività democratica dello Stato.