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Il 10 gennaio torniamo in piazza contro l’aggressione imperialista al Venezuela ed all’umanità intera

Roma -

Assieme ad un arco di forze politiche e sociali l’USB ha lanciato una mobilitazione per la giornata di sabato 10 gennaio in ogni città per condannare l’aggressione al Venezuela, il sequestro del suo presidente Maduro e le azioni di pirateria internazionale che gli USA stanno realizzando in modo sempre più arrogante in giro per il mondo.

Stiamo assistendo ad un salto di qualità nelle politiche di aggressione ai popoli e di abbandono di qualsiasi riferimento alle regole del diritto internazionale. Anche nel tono delle dichiarazioni di Trump e dei vertici della Casa Bianca si riscontra una arrogante pretesa di dettare nuove regole al resto del mondo, basandosi esclusivamente sulla propria forza militare per imporle a chicchessia.

Il mondo assiste sgomento a questa esibizione di forza bruta e allo sfoggio di un dominio imperiale basato sulla superiorità militare e tecnologica.

In realtà il salto di qualità è avvenuto da tempo, da quando l’Occidente tutto, Unione Europea compresa, hanno lasciato che Israele potesse procedere indisturbato al sistematico annientamento della popolazione palestinese. È lì che si è registrato il cambio di passo, suggellato dalla dichiarazione del cancelliere tedesco sul “lavoro sporco” che Netanyahu starebbe compiendo per conto dell’Occidente appunto.

A questa azione senza limiti, a questo crimine orribile e ripetuto, si è opposto un larghissimo movimento di popoli che è insorto un po’ dappertutto nel mondo e che ha visto in autunno una fortissima esplosione in Italia. Un movimento che ha così spaventato i potenti da costringerli ad architettare quella falsa tregua a Gaza che desse la sensazione che il massacro fosse finito.

E invece non solo il genocidio in Palestina non si è fermato, semmai ha appena rallentato, ma il programma di dominio globale va avanti spedito, confidando nel fatto che quel movimento abbia fatto una sporadica apparizione e che ora si possa tornare ad agire indisturbati. In Venezuela e poi in Colombia, a Cuba, chissà in Messico, in Nigeria, in Somalia, accaparrandosi la Groenlandia e via dicendo.

A difenderci da questo attacco imperialista all’umanità intera non c’è purtroppo l’Europa, anzi. I vertici della Ue sono sempre più impegnati a convincerci della necessità di riarmarci, completamente succubi della prepotenza di Trump e indisponibili a qualsiasi soluzione in Ucraina che, se si realizzasse, pregiudicherebbe i loro programmi di rilancio dell’industria militare che sembrano essere l’unica opzione alla loro crisi di credibilità e alla deindustrializzazione in corso nel nostro continente.

Per questo occorre tornare a riempire le piazze. Per difendere il Venezuela, che ha diritto non solo a poter gestire liberamente le proprie risorse naturali ma anche a difendere le conquiste sociali ottenute in questi anni e non tornare sotto il dominio neocoloniale. Per la Palestina, contro il genocidio e in solidarietà con tutti quelli che ingiustamente sono stati arrestati perché si sono battuti al suo fianco. Per fermare le politiche di riarmo della Nato e della Ue. Per mettere i nostri diritti sociali, i nostri salari, le nostre vite davanti agli interessi delle industrie di guerra, contro l’imperialismo e il colonialismo.

Il 10 gennaio è l’ora di tornare in piazza.