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Il 40% delle morti di lavoro in strada: di nuovo ai livelli pre pandemia. A Salvini diciamo basta attacchi al diritto di sciopero, serve sicurezza ed il reato di omicidio sul lavoro

Roma -

A ridosso della fine del 2023 Inail ha pubblicato, nell’ottica del rapporto del Mit sull’incidentalità stradale cui l’Istituto partecipa da tempo, importanti dati riguardo gli infortuni sul lavoro con mezzo di trasporto coinvolto.

Da tempo USB e Rete Iside portano avanti una campagna per l’introduzione del reato di omicidio e lesioni gravi o gravissime sul lavoro, diventata anche una legge di iniziativa popolare insieme ad altri soggetti politici e sociali. Per questo ci sembra importante commentare ed analizzare questi dati, soprattutto per quanto riguarda un fenomeno in crescita come quello delle morti in itinere, di cui ci siamo già occupati. I dati diffusi da Inail riguardano il quinquennio 2018 – 2022 e i primi otto mesi del 2023.

Inail rileva l’aumento del 3,5% degli infortuni con mezzo di trasporto tra il 2021 e il 2022: questo aumento è da imputare, secondo Inail, alla componente in itinere. Con il rientro a lavoro dopo la pandemia da covid-19, quindi, gli infortuni aumentano; la ripartenza dopo la pandemia è stata fatta pagare ai lavoratori, in particolare sul fronte salute e sicurezza, lo abbiamo già denunciato in passato. Si torna così ai livelli pre-pandemici senza miglioramenti sensibili per lavoratrici e lavoratori, possibili magari tramite un’organizzazione del lavoro differente.

Il dato più drammatico che emerge dal rapporto Inail riguarda, invece, i casi mortali: il 40% dei decessi sul lavoro avviene per strada, in particolare si parla del 41,8% nel solo 2022. Nel quinquennio 2018 – 2022 il picco è stato raggiunto proprio nel primo anno, con 603 vittime del lavoro su strada, il 46,7% del totale; chiaramente nel biennio 2020 – 2021 la percentuale si abbassa drasticamente, sempre a causa del Covid e dei blocchi alla circolazione: anche qui occorre notare un rapido ritorno ai livelli pre-pandemici.

E per quanto riguarda il 2023? I dati continuano ad essere impietosi: nei primi otto mesi gli infortuni con esito mortale sono state 191, di cui 91 in itinere, su un totale di ben 41.960 denunce in cui l’80% (oltre 33 mila) riguardano lavoratori o lavoratrici in itinere. Il 20% degli infortuni, quindi, riguardano principalmente i lavoratori che si trovano più spesso per strada: quelli del settore trasporti, della logistica e delle consegne.

Tra le aree più colpite le città metropolitane, che da sole raccolgono il 30% dei casi di infortunio in itinere.

Negli anni, evidentemente, poco e niente è stato fatto per arginare questa strage. La soluzione, insieme all’introduzione del reato di omicidio e lesioni gravi sul lavoro ad ulteriore tutela di chi lavora, è rappresentata sicuramente dal potenziamento dei trasporti pubblici e delle infrastrutture stradali.

Ci sembra che, anche di fronte a questi dati, l’attuale Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini dovrebbe destinare tempo e risorse alla sicurezza, invece di attaccare il diritto di sciopero dei lavoratori dei trasporti pubblici. Questi ultimi, infatti, si mobilitano per chiedere proprio maggiori tutele nel proprio lavoro, anche e soprattutto proprio sul fronte salute e sicurezza.

Il reato di omicidio e lesioni gravi e gravissime sul lavoro, inoltre, rappresenterebbe una deterrenza reale in alcuni determinati settori: riders e drivers della logistica, ad esempio, che sono costretti a turni ed orari di lavoro tali da mettere a rischio la sicurezza propria e degli altri utenti della strada.

Unione Sindacale di Base

Rete Iside