Iniziativa verso l'8 Marzo: GUERRA ALLE DONNE: IL PREZZO DEL RIARMO È SULLE NOSTRE SPALLE - giovedì 5 Marzo ore 17 online
Iniziativa verso l'8 Marzo, sciopero generale 9 Marzo
GUERRA ALLE DONNE: IL PREZZO DEL RIARMO È SULLE NOSTRE SPALLE
Giovedì 5 Marzo ore 17, evento online trasmesso sui nostri social di USB
La crisi economica da anni ha raggiunto livelli insostenibili, e a pagare il conto più salato sono, ancora una volta, le donne. Dal trauma del Covid 19 al passaggio verso un’economia di guerra avanzata, il percorso è segnato: un costante impoverimento che colpisce prioritariamente le lavoratrici.
Un’economia di guerra contro il lavoro femminile
Viviamo in un contesto dove la militarizzazione dei bilanci pubblici sottrae ossigeno ai servizi sociali e ai salari. Mentre si finanziano le guerre, i rinnovi contrattuali nel pubblico e nel privato sono briciole: gli aumenti salariali non coprono nemmeno la metà del tasso di inflazione. Le risposte del Governo? Propaganda e incentivi ininfluenti. Il tanto sbandierato sgravio fiscale per le madri con 3 o più figli è uno specchietto per le allodole che raggiunge appena 500-600 mila lavoratrici su una platea di 6 milioni di madri (Dati Istat 2026). La realtà è un’altra: siamo di fronte a una guerra contro poveri e lavoratori e soprattutto lavoratrici.
Il cappio dei dazi e l'inflazione
Le lavoratrici sono oggi esposte ai nuovi rischi del protezionismo. I dazi USA colpiscono settori a forte presenza femminile come il tessile e l'abbigliamento (dove le donne sono il 60% della forza lavoro). Secondo stime ILO e WTO, il 38% dei posti di lavoro persi a causa dei dazi riguarderà proprio le donne.
Inoltre, il rincaro dei beni agricoli ed energetici alimenta un’inflazione che divora redditi già bassi. Con un gender pay gap che resta strutturale, l’erosione del potere d'acquisto costringe le donne a ridurre le ore lavorative per sopperire alla mancanza di uno Stato sociale ormai smantellato.
Maternità e molestie: il ricatto del silenzio
I numeri dell'ispettorato (INL 2024) sono una dichiarazione di guerra sociale:
• 70% delle dimissioni volontarie (oltre 60.000 l'anno) sono rassegnate da madri con figli sotto i 3 anni.
• Il 41% delle giovani madri lavora part-time, ma per la metà di loro è un’imposizione dovuta all'assenza di servizi.
A questo si aggiunge la piaga delle molestie: 2 milioni di donne hanno subito ricatti o molestie in carriera. Secondo recenti indagini IPSOS, chi subisce molestie spesso perde il lavoro: il 28% si dimette per disperazione e il 14% viene addirittura licenziata.
Per queste ragioni, USB ribadisce la necessità che la lotta per i diritti e il salario sia anche lotta contro la guerra. Rivendicare un salario dignitoso significa esigere che i soldi dei lavoratori tornino ai lavoratori, e non vengano bruciati nell’economia di guerra. Significa lottare per un welfare pubblico e universale che liberi le donne dal ricatto del lavoro domestico e dalla precarietà forzata. Non accetteremo di essere la carne da cannone di questa crisi. Contro il riarmo e lo sfruttamento, la nostra risposta è la mobilitazione permanente: per il salario, per i diritti, per un'economia che serva la vita e non la distruzione. Questi i nostri contenuti dello sciopero del 9 marzo.