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JSW Steel Piombino: lo stallo è totale, ma a pagare sono i lavoratori

Roma -

È situazione di stallo per la trattativa dell’acciaieria di Piombino, e senza una vera governance della vertenza non si va da nessuna parte.

L’azienda al tavolo ministeriale di lunedì 31 luglio non ha fatto altro che declinare il suo piano industriale, che nella sostanza è una lista infinita di richieste di denaro pubblico, un ricatto nei confronti dei lavoratori di fatto, perché il forno elettrico si può fare certo ma solo se coperto al 50% da soldi pubblici.

JSW Steel decide lei cosa fare, come farlo, quali vantaggi deve ottenere. Dall’altra parte il Comune di Piombino non ci sta e vorrebbe spostare fuori la città la fabbrica perché ritenuta incompatibile con la salute e l’ambiente.

Uno stallo totale quindi, che compromette inevitabilmente la realizzazione di qualsiasi piano industriale.

Come USB abbiamo chiesto al Governo di assumersi delle responsabilità precise, definendo un cambio di passo sull’attuazione delle politiche industriali sulla siderurgia, che non possono essere appannaggio delle sole scelte dell’azienda, in contrasto del territorio e soprattutto a scapito dei lavoratori, che oggi sono a migliaia in cassa integrazione.

Per USB serve un accordo di programma che con coraggio guardi ad una fabbrica che si integri col territorio, con una città quella di Piombino che non può subire un ennesimo smacco. Serve un piano che definisca con chiarezza in che modo si realizzi questo e in che modo si faccia tornare tutti i lavoratori a fare il loro lavoro.

Per Piombino e i suoi lavoratori non c’è più tempo, la cassa integrazione sta per scadere e le tutele vanno garantite senza se e senza ma.

Il tavolo si è concluso con una dichiarazione della sottosegretaria Fausta Bergamotto che ha indicato come sia necessaria la chiusura della partita entro 4 mesi, con un piano industriale più credibile di quello presentato, altrimenti il governo sarà indubbiamente costretto a fare altre scelte.

Unione Sindacale di Base - Industria