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Occupare per necessità non è reato: la Cassazione ribadisce il diritto alla casa

In una recente sentenza la Suprema Corte riconosce lo status di necessità per chi occupa un alloggia e ribadisce il Diritto alla Casa come Diritto Fondamentale di ogni cittadino della Repubblica.

Nazionale -

La Suprema Corte di Cassazione ha stabilito, nella sentenza n. 2544 del 23/11/2021, che “l’abusiva occupazione di un immobile è scriminata dallo stato di necessità conseguente al pericolo di danno grave alla persona, che ben può consistere anche nella compromissione del diritto di abitazione ovvero di altri diritti fondamentali della persona riconosciuti e garantiti dall’art. 2 Cost. (…).”

La Suprema Corte ha ribadito che non può essere considerato reato penale l’occupazione di un alloggio, laddove sussista la necessità ed il bisogno non soddisfatti e ad essi sia direttamente riconducibile un serio rischio sia per l’incolumità della persona che per la violazione di Diritti FONDAMENTALI (art. 2 Costituzione Italiana) garantiti dalla Carta Costituzionale.

Una sentenza importante da sbattere in faccia a pseudo-giornalisti isterici che in questi mesi hanno attizzato l’opinione pubblica con una campagna diffamatoria contro TUTTI gli inquilini in difficoltà, dagli sfrattati per morosità o finita locazione agli occupanti per necessità.

Una sentenza importante ma non unica, in quanto la scriminatura prevista dell’art. 53 c.p. è stata ampiamente dibattuta ed è stata altresì oggetto di altre sentenze della Suprema Corte, che ha dunque riconosciuto il diritto all’abitazione come inviolabile. Rimane però questo, allo stato dei fatti, un diritto “debole” a causa della assoluta mancanza (nella maggior parte delle regioni) o inadeguatezza delle politiche abitative messe in atto al fine di garantirlo. Anzi, paradossalmente si è legiferato in senso opposto, snaturando il ruolo e la funzione dell’edilizia pubblica, fino ad umiarla e quasi resettandola: è il caso dell’Umbria dove agli assegnatari delle case popolari viene addirittura imposta una fideiussione bancaria per accedere agli alloggi (tra l'altro applicando illegalmente la 431/98 per i canoni dell'affitto), o di Bologna, ove la vigilia di natale sono stati eseguiti due sgomberi in nome di una legalità che vuole che gli alloggi rimangano vuoti (anziché assegnarli), ma anche del Lazio dove invece di creare i circa 40.000 alloggi che mancano al reale fabbisogno, si è deciso di venderne quasi 10.000 del patrimonio gestito dalle Ater.

In tempi di crisi poi, come quelli che stiamo vivendo da anni e che vedono la situazione precipitare rapidamente ed in concomitanza coi dati epidemiologici, è insopportabile costatare come nessun investimento è stato destinato alla questione abitativa, né con fondi ordinari né straordinari. Nel P.N.N.R. non vi è traccia di politiche abitative in tal senso. La legge 431 del 1998 sui canoni di locazione non è messa minimamente in discussione, nonostante sia responsabile dei canoni pesantissimi che determinano l’emergenza sfratti odierna. Anzi, in moti casi è adottata per stabilire i canoni di alloggi sfrutto di interventi pubblici, nonostante la Legge stessa lo vieti all’articolo 1.

L’insensibilità delle Istituzioni nei confronti del problema abitativo e dell’emergenza sfratti, riconosciuta da più organi indipendenti (di controllo, di ricerca ed infine persino da organismi internazionali come l’ONU) non attira lo stesso clamore mediatico riservato a situazioni al limite (come il caso dell’occupazione a Cinecittà) o ai proprietari che hanno dovuto rinunciare ai canoni durante il lockdown (quando milioni di famiglie in affitto hanno di colpo visto il loro reddito azzerarsi) e che, nel caso dei piccoli proprietari, non hanno ricevuto nessun ristoro da parte del Governo. A questi ultimi verrà proposto, come panacea, una legge sulle occupazioni che aumenterà le ineguaglianze e le ingiustizie e che alcune forze politiche utilizzeranno al solo fine di racimolare un po’di consenso elettorale.

Asia-Usb prende atto dell’ennesimo dato a supporto di quanto da anni denuncia:

la casa è un diritto fondamentale di ogni essere umano e spetta alle istituzioni, Stato, Regioni e Comuni, adoperarsi con politiche e strumenti idonei al soddisfacimento di tale bisogno. Per fare ciò occorre mettere un freno ai meccanismi propri della Rendita parassitaria, incrementare l’offerta di case popolari restituendo all’Edilizia Pubblica dignità e funzione, abrogare la legge n. 431 del 1998, sostituendola con un testo unico in grado di produrre canoni equi, ed infine abrogare gli articoli 3 e 5 della Legge n. 80 del 2014 (vendita patrimonio pubblico e blocco delle residenza nella Legge Renzi-Lupi).

ASIA-USB

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