La Meloni non ha nessuna intenzione di fermare la complicità con Israele e USA! USB conferma il blocco delle armi e l’obiezione di coscienza
Dopo mesi di totale complicità e di avallo al genocidio palestinese e alle aggressioni a Venezuela e Cuba, la presidente del consiglio italiano si accorge che la sua alleanza con Trump e Netanyahu la sta trascinando a fondo. Di fronte agli effetti terrificanti e di lunga durata su prezzi e beni di prima necessità causati dall'aggressione all'Iran, la Meloni ha tentato un’operazione di maquillage mediatico con prese di distanza e con la sospensione dell’automatismo del rinnovo della collaborazione con lo stato d’Israele.
Non solo questi atti non sono assolutamente sufficienti a rompere la complicità che questo governo ha mostrato con il genocidio prima e con la rottura di qualsiasi trattato internazionale e soprattutto dei diritti umani in mezzo mondo dopo, ma solo dopo pochi giorni arriva puntuale la smentita rappresentata dal veto che il nostro Governo ha posto contro la richiesta di interrompere il trattato di collaborazione tra UE e lo stato d’Israele proposto dalla maggioranza dei paesi europei.
Per fermare la follia criminale della guerra e i signori della guerra, si devono interrompere qualsiasi forma di complicità anche commerciale e assumere decisioni concrete, partendo dal bloccare le vie delle armi e i progetti di armamento che alimentano le loro aggressioni.
Anche se con molta più difficoltà di prima, le ami ancora navigano nei nostri mari, transitano sui nostri binari o decollano dai nostri aeroporti diretti verso Israele e altri teatri di guerra con la violazione sistematica della legge 185/90. All'appello ancora mancano le moratorie del governo e degli enti locali così come ancora aspettiamo gli osservatori nei porti promessi da alcuni sindaci.
Assistiamo ancora a troppi silenzi e ambiguità da parte di molte delle forze politiche parlamentari mentre evidente è l'assenza di qualsiasi segno vitale da parte delle sigle sindacali complici.
Di fronte all’inerzia del mondo istituzionale, politico e sindacale, già nel giugno scorso USB insieme al Centro Iniziativa Giuridica Abd El Salam (Ceing) ha proposto il manifesto “IL LAVORO RIPUDIA LA GUERRA - per un diritto del lavoro della pace” che poi ha visto unirsi firme illustri, rilanciando il diritto dei lavoratori a disobbedire con azioni concrete contro la guerra e opporsi al traffico di armi.
I nostri portuali, aeroportuali e ferrovieri lo hanno messo in pratica, bloccando navi e aerei e treni a Brescia, Genova, Livorno, Salerno, Pisa, Piombino, Trieste e in altre parti d’Italia attraverso gli scioperi contro il carico, scarico e trasporto di armi e materiale bellico. Con l’opera di denuncia portata avanti insieme ad alcuni esponenti politici locali e nazionali, associazioni, movimenti e giornalisti siamo riusciti a bloccare materiale bellico anche in porti difficili come a Gioia Tauro e Cagliari.
Dal 17 maggio in Turchia ci incontreremo di nuovo con i sindacati dei portuali di vari paesi europei e mediterranei con i quali abbiamo dato vita alla giornata di lotta internazionale del 6 febbraio per riprogrammare un’altra data e un nuovo impegno congiunto contro la guerra, in palese contrasto con la complicità dei governi e della commissione UE e del dialogo sociale europeo.
Cosi come i nostri ricercatori pubblici e privati rilanciano l'obiezione di coscienza nei progetti dual use legati alla guerra con un incontro pubblico previsto a Torino il 30 aprile prossimo, promosso insieme con il movimento “No Tech for Apartheid” che riunisce lavoratori tecnologici in Europa: “Lavoro, conoscenza e ricerca ripudiano la guerra. L’obiezione di coscienza e altre forme di resistenza per la pace perpetua” presso il Centro Studi Sereno Regis, via Garibaldi 13.
Questo è quello che USB ha fatto e continua a fare: un impegno chiaro e concreto contro il trasporto delle armi e i progetti di armamento che alimentano le guerre, i genocidi e le aggressioni e per rompere la complicità del nostro Paese con Israele e gli USA.
Se non si abbassano le armi non si alzeranno mai i salari!
Continuate a sostenere i lavoratori che scioperano contro le armi o le bloccano, nonostante i pesanti effetti dei decreti sicurezza approvati dal governo fascista: https://www.gofundme.com/f/cassa-di-resistenza-dei-lavoratori-contro-il-massacro-a-gaza
Il prossimo 30 aprile, a Torino, parleremo di questi temi in nell’iniziativa: