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LAVORATORI DEL SETTORE PRIVATO ALLO SCIOPERO GENERALE

21 ottobre con manifestazioni territoriali

 

22 ottobre “No Renzi Day”, manifestazione nazionale a Roma

Roma -

COMUNICATO STAMPA

 

“Grazie alle scelte dei nostri governi, di Confindustria, ai diktat dell’Unione Europea e alla complicità di CGIL CISL UIL, il lavoro è sempre più povero e precario”, afferma Sergio Bellavita, dell’USB Lavoro Privato. “Con il pretesto del debito si tagliano sanità ed istruzione pubbliche, mentre l’indecente accordo fra Governo CGIL CISL UIL costringe i lavoratori ad accendere mutui per andare in pensione”.

 

Prosegue Bellavita: “I contatti nazionali sono diventati strumenti nelle mani dei padroni per imporre condizioni di lavoro e di vita pesantissime. Lo stesso rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici si avvia a scambiare la ritrovata unità tra FIOM FIM UILM con un salario ridicolo, proseguendo nella cancellazione dello stato sociale con l’accettazione integrale dei precedenti accordi ed il loro amaro portato su malattie, flessibilità e deroghe”.

 

“Non si recuperano salariali veri – sottolinea il sindacalista USB -  ma Confindustria pretende addirittura che si restituiscano i vecchi aumenti mentre le imprese macinano profitti e incassano l’abolizione di fatto dell’articolo 18 e la riduzione delle tasse. In nome della produttività e della crescita, che da anni somiglia sempre più all’araba fenice, si precarizza il lavoro tramite l’accettazione del jobs act, si continuano a localizzare le produzioni con migliaia e migliaia di licenziamenti, e ad intere generazioni viene precluso il diritto a costruire la propria vita ed il proprio futuro”.

 

“Per queste ragioni l’USB invita tutti i lavoratori e le lavoratrici dell’industria e del settore privato a scendere in sciopero domani, 21 ottobre, insieme a tutto il mondo del lavoro nell’unico sciopero generale  contro il Governo, ed a partecipare il 22 ottobre a Roma al No Renzi Day,  con corteo alle 14.00 da piazza San Giovanni per fermare la Controriforma Costituzionale di Renzi”, conclude Sergio Bellavita.

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