Lavoro nero, sfruttamento, razzismo criminale e infine remigrazione: una vergogna di stato italiana
In Italia si sta consumando una vergogna di Stato. Lavoratori ammazzati nei campi e nei cantieri, omicidi impuniti, caccia al migrante organizzata e finanziata con i soldi pubblici, diritti calpestati ogni giorno con la complicità attiva delle istituzioni. E ora, come ciliegina su questa torta avvelenata, arriva una proposta di legge che sa di Norimberga: la remigrazione. Una parola pulita per un concetto criminale: cacciare le persone in base al colore della pelle e al passaporto.
Il Governo Meloni non sta gestendo l'immigrazione, sta alimentando un pogrom a rate.
Lo diciamo senza giri di parole: chi muore nei campi di pomodori sotto il sole di agosto, chi viene pestato nei CPR, chi aspetta anni un documento mentre lavora in nero per un padrone che lo ricatta, chi viene respinto in mare e affogato — non è vittima di un sistema inefficiente. È vittima di una politica deliberata, calcolata, razzista. È un crimine. Va chiamato con il suo nome.
Destra e centrosinistra hanno costruito insieme questo sistema: decreti securitari, lager istituzionali chiamati CPR, accordi sporchi con dittatori e trafficanti, respingimenti illegali. Tutti sono complici. La differenza tra loro è solo nella retorica: gli uni urlano, gli altri si vergognano in silenzio e firmano lo stesso.
I lavoratori stranieri tengono in piedi questo Paese. Nei campi, nei magazzini, nelle fabbriche, nelle case. Più di 5 milioni di persone sfruttate, ricattate, invisibili quando lavorano ma visibilissime quando fanno comodo alla propaganda. Basta.
L'USB non rimane in silenzio complice. Combatte ogni giorno contro gli abusi, lo sfruttamento e il razzismo di Stato. Esige che ogni lavoratore, con o senza carta, abbia gli stessi diritti, lo stesso salario, la stessa dignità. E si batterà per questo con ogni mezzo a disposizione.
Il 18 maggio si sciopera.
Il 23 maggio si scende in piazza a Roma.
Stranieri e autoctoni, stessa classe, stessa lotta.