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Licenziamenti Alitalia: i problemi irrisolti dal Governo non vanno in ferie

Roma -

La chiusura della politica per le ferie di agosto trova tutti i problemi legati alla operazione Alitalia/ITA tuttora irrisolti sul tavolo del governo Meloni e del Parlamento.

Oggi, Italia Trasporto Aereo si trova con il terzo CdA in meno di 2 anni, senza un esperto di trasporto aereo al suo interno, con una compagnia guidata da due figure transitorie, in attesa di Lufthansa e del via libera della UE. I conti sono drammaticamente in rosso, nonostante i tagli draconiani all’occupazione ed ai salari, mentre gli altri vettori registrano profitti record.

I problemi non possono essere nascosti sotto il tappeto come la polvere:

  1. Ripristinare l’integrazione dovuta a chi si trova sospeso in cigs. Dopo la formalizzazione da parte di Inps alle nostre organizzazioni che il fondo di solidarietà per l’integrazione salariale (FSTA) risulta capiente, il Governo deve ripristinare l’integrazione all’80% della cigs dei dipendenti Alitalia, come già valido per tutti gli altri lavoratori del trasporto aereo.
  2. Stop ai licenziamenti da Alitalia Sai in Amministrazione Straordinaria. La minaccia imminente di invio delle lettere di licenziamento da parte dei commissari di Alitalia Sai a 3200 lavoratori chiama urgentemente in causa la questione della proroga della cassa integrazione oltre il termine attuale di fine 2023. Questa non è solo una questione di giustizia e di tenuta sociale ma una scelta utile anche per Governo, aziende e parti sociali, alla luce del rallentamento degli investimenti in flotta che vengono rinviati al 2028 da Lufthansa invece del 2025 previsto da ITA.
  3. La tenuta legale di una mattanza sociale. L’articolata, esaustiva e dettagliata sentenza emessa dal Giudice riguardo i 77 dipendenti ex Alitalia reintegrati a giugno con il riconoscimento dei diritti previsti dall’articolo 2112, rimette al centro della discussione il tema della tenuta legale di una mattanza sociale portata avanti sotto l’alibi della discontinuità economica, nonostante le pressioni esercitate sui Giudici dagli avvocati del Mef e ITA riguardo la “giusta” interpretazione pro-azienda e Governo che avrebbero dovuto dare ai ricorsi.
  4. Rinunciare da parte di Inps alla richiesta di restituzione di tutti ammortizzatori sociali ai lavoratori reintegrati dopo un licenziamento illegittimo. La pretesa di Inps che i lavoratori reintegrati debbano restituire l’intero importo degli ammortizzatori sociali percepiti, rappresenta una inaccettabile vessazione nei confronti di chi è colpito dalla espulsione dalla produzione specialmente quando la sentenza di “reintegra” avviene abbondantemente dopo i 12 mesi di indennizzo massimi previsti dalla Legge Fornero.

Queste organizzazioni sindacali e associazioni professionali ritengono che una soluzione non sia più rinviabile, per questo motivo chiedono l’attenzione del Governo e delle forze politiche. Da settembre riprenderanno con ancora più forza tutte le iniziative necessarie per sanare le ingiustizie subite e garantire il ripristino dei diritti calpestati in questa operazione. Il Governo convochi chi è in grado di trovare soluzioni tese a sanare sia la problematica lavoro che quella legale a cui i lavoratori discriminati hanno dovuto necessariamente ricorrere.

Cub Trasporti

Navaid

USB Lavoro Privato

Roma, 1° agosto 2023