Se anche l’ISTAT rilancia la manifestazione operaia del 23 maggio
Se l’ISTAT voleva dare un contributo alla manifestazione operaia di domani per i salari e contro il carovita c’è riuscita alla grande. Undici milioni di persone a rischio povertà, l’8,6% del potere d’acquisto perduto rispetto al 2019, un quinto della popolazione che ha difficoltà ad arrivare a fine mese e oltre un quarto che non riesce a far fronte alle spese impreviste: è questa la sintesi che i media mainstream riportano del rapporto annuale pubblicato ieri e che sembra l’incipit della manifestazione di domani a piazza della Repubblica.
Il Paese è bloccato, l’industria è ferma da più di due anni e perde continuamente pezzi, mentre il governo è sempre più spaesato e senza una strategia per affrontare una situazione che ogni giorno si fa più complessa.
Giorgetti ha l’assillo di far quadrare i conti e spera che la Ue renda più flessibili regole che invece restano molto rigide. E la Meloni che ogni giorno è costretta a dire cose in contraddizione con quello che andava sostenendo fino a qualche settimana fa, sembra ormai un disco rotto. Il primo maggio si è inventata la formula del salario giusto che per lei in sostanza sarebbe quello attuale, ma l‘idea era così insignificante che è già stata dimenticata.
E ora ci pensa l’ISTAT a certificare, se ce ne fosse ancora bisogno, che il Paese sta scivolando verso il baratro.
Ma di cosa ha bisogno l’Italia per affrontare questa crisi che non è soltanto economica ma è di prospettiva? Qual è il cambiamento vero di cui c’è bisogno?
A urlarlo per le strade di Roma saranno domani migliaia di operai provenienti da tutta Italia. La loro è una piattaforma che esce dalle lotte e dalle vertenze di questi anni e che parla un linguaggio chiaro e inequivocabile: rialzo dei salari, controllo dei prezzi, basta precarietà, rilancio dell’economia pubblica, più potere ai lavoratori per combattere omicidi e infortuni sul lavoro, diritto alla casa e regolarizzazione per tutti i lavoratori stranieri.
Questa piattaforma, però, mentre parla di condizioni di lavoro e di vita, è anche una proposta di futuro per tutti. Guarda infatti ad una economia di pace e si contrappone a chi invece vede nel riarmo una prospettiva economica ed un’opportunità per l’Italia o l’Europa. Per questo domani a piazza della Repubblica ci sarà l’incontro con chi è appena tornato dalla Flotilla, dopo il sequestro e i pestaggi subiti da parte di Israele. Perché il filo che lega la questione sociale e la lotta contro la guerra e per la difesa dei popoli colpiti dall’aggressione imperialista è unico.
Che futuro vogliamo? È questo il grido che lancia la manifestazione di domani, che è un grido di lotta per cacciare il governo della guerra ma anche un appello per unire il popolo della pace.
Ci vediamo in piazza, ore 14:00 a piazza della Repubblica.