Livorno, allerta caldo anche in ASA: la sicurezza non si fa con le circolari, ma con condizioni di lavoro adeguate
L'emergenza caldo colpisce duramente anche i lavoratori operativi di ASA. Mentre le temperature continuano a salire e aumentano i rischi di stress termico e colpi di calore, l'azienda continua a sottovalutare un problema che riguarda direttamente la salute e la sicurezza dei lavoratori.
Da alcuni anni ASA ha deciso unilateralmente di eliminare il vestiario ILO, utilizzato per lungo tempo senza particolari criticità perché progettato con capi differenziati per la stagione estiva e quella invernale e facilmente integrabili con i DPI necessari per le lavorazioni specifiche.
Quella scelta è stata sostituita con un'imposizione calata dall'alto, senza alcun reale confronto con i lavoratori e con gli RLSA. Invece di promuovere una vera cultura della sicurezza e l'utilizzo corretto dei DPI attraverso informazione e formazione, l'azienda ha scelto la strada più semplice: trasformare il vestiario ordinario in DPI obbligatorio per quasi tutte le attività operative.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Capi ad alta visibilità, antistatici e con caratteristiche pensate per lavorazioni specifiche vengono oggi indossati anche da personale che non ne avrebbe necessità. Indumenti spesso monostagione che d'inverno non proteggono adeguatamente dal freddo e d'estate diventano un fattore di rischio, aumentando il calore corporeo e l'esposizione a possibili colpi di calore.
Le disposizioni aziendali che invitano semplicemente a bere acqua o a utilizzare gazebo rappresentano una risposta insufficiente e, in molti casi, del tutto inapplicabile. Chi opera in emergenza, in reperibilità o nel pronto intervento sa bene che non sempre è possibile interrompere una lavorazione o montare un gazebo. A questo si aggiunge la cronica riduzione del personale operativo, che rende sempre più difficile garantire un adeguato turnover durante le attività più gravose.
Da tempo i lavoratori, attraverso gli RLSA, denunciano questa situazione. In particolare i neoassunti, che non dispongono del vecchio vestiario ILO, sono costretti a utilizzare esclusivamente le nuove dotazioni. Molti colleghi continuano invece a indossare i vecchi capi, ormai logori e usurati, perché risultano comunque più sopportabili durante il periodo estivo.
Da mesi si parla della sostituzione del vestiario, ma tutto sembra essersi fermato. Evidentemente è più semplice distribuire borracce e richiamare i lavoratori alle procedure aziendali che acquistare magliette in cotone, pantaloni leggeri e dotazioni realmente compatibili con il clima e con le esigenze operative.
Per USB la sicurezza non può essere ridotta a una procedura scritta o a un adempimento formale. Il datore di lavoro ha l'obbligo di eliminare o ridurre al minimo i rischi e di mettere a disposizione attrezzature e vestiario adeguati anche alle condizioni climatiche estreme.
USB chiede ad ASA un intervento immediato per sostituire il vestiario non idoneo, garantire dotazioni estive realmente efficaci e aprire un confronto serio con i rappresentanti dei lavoratori sulla prevenzione dello stress termico.
In assenza di risposte concrete, USB è pronta ad aprire lo stato di agitazione e a promuovere tutte le iniziative di mobilitazione, compreso lo sciopero, affinché venga finalmente garantito un diritto fondamentale: lavorare in sicurezza, anche durante l'emergenza caldo.