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L’obbligo vaccinale per il personale sanitario è l’arma di distrazione di massa di una campagna vaccinale fallimentare

Nazionale -

Il vaccino è uno dei più importanti strumenti di sanità pubblica conosciuti. È una forma di tutela collettiva della salute attraverso la quale tutti ci prendiamo cura di tutti, a cominciare dai più fragili e da coloro che vorrebbero ma non possono vaccinarsi. Una rara forma di solidarietà in un mare di sfrenato individualismo. Per questo motivo riteniamo sia giusto vaccinarsi e a maggior ragione dovrebbero farlo tutti coloro i quali svolgono, a vario titolo, professioni di cura.

Tuttavia, l’intervento coercitivo del governo su una categoria che ha aderito al 99% alla campagna vaccinale appare talmente spropositato da indurre a pensare che il fine non stia nella salvaguardia dei soggetti fragili, la maggior parte dei quali non ha peraltro ancora ricevuto il vaccino - ma    l’ennesimo tentativo di distogliere l’attenzione da una campagna vaccinale e da una strategia di contrasto alla pandemia completamente fallimentari.

Siamo nella stessa situazione del marzo dello scorso anno, seppur con maggiori strumenti a disposizione, con gli ospedali e le terapie intensive piene e nell’impossibilità di attivare ulteriori posti letto per assenza di personale; i “colori” non funzionano e viaggiamo con un numero drammatico di infezioni e morti giornaliere, mentre il tracciamento non si sa più ormai da tempo cosa sia.

D’altra parte la campagna vaccinale sta esacerbando le disuguaglianze regionali, rispondendo in molti casi più alla pressione delle lobby professionali che alle esigenze di salute pubblica; con gli ultra ottantenni, i fragili e, in molti casi, lo stesso personale sanitario che ancora non hanno ricevuto il vaccino.

L’obbligo, molto invocato nei talk show del sabato sera, non solo è sbagliato ma è persino dannoso e controproducente in un servizio sanitario che non può permettersi di perdere nemmeno poche unità di personale, e aprirà la strada a contenziosi legali per i quali gli avvocati già si sfregano le mani.

Le contraddizioni sono del resto evidenti: da una parte l’obbligatorietà per decreto, dall’altra la deroga alla quarantena per i sanitari in caso di contatto stretto fino all’assenza di test sierologici sul personale vaccinato che ne attesti l’avvenuta immunizzazione.

Senza contare la disparità di trattamento con coloro, politici, giornalisti, imprenditori, per i quali la sola mascherina appare come un atto di “dittatura sanitaria” e che con i loro sconsiderati, quanto tollerati, comportamenti sono stati causa, vuoi per un comizio vuoi per una festa in Costa Smeralda, di veri e propri focolai senza per questo aver ricevuto nessuna sanzione.

La farraginosità delle procedure esplicitate nel decreto per aggirare il diritto alla privacy, la chiamate alle armi degli Ordini Professionali - sempre in prima linea quando si tratta di reprimere - rendono l’idea di un provvedimento esclusivamente punitivo nei confronti del personale sanitario che, a differenza delle categorie sopra citate, vedrebbe la sospensione dal lavoro senza stipendio al posto dei ristori ricevuti da chi si è persino vantato di non rispettare le regole.

E mentre si polarizza la discussione sull’obbligatorietà, e gli eroi di ieri sono i nuovi capri espiatori di oggi, tutto scorre sempre uguale con l’unica differenza della presenza di hub vaccinali che spesso però rimangono vuoti in attesa della materia prima, i vaccini. L’interesse per la salute dei cittadini torna in primo piano solo ed esclusivamente in chiave repressiva di categorie di lavoratori, mentre è sempre più chiara la sfiducia generale nelle misure di contenimento e prevenzione del virus, la mancanza di trasparenza dell’informazione, la subordinazione verso le case farmaceutiche che fanno il bello e il cattivo tempo per massimizzare i profitti sulla pelle delle persone, ma verso le quali i governi balbettano improbabili minacce che non si concretizzeranno mai. È sempre facile fare i forti con i deboli e i deboli con i forti, è da sempre lo sport nazionale al quale, evidentemente, anche il “governo dei migliori” non intende sottrarsi!

Unione Sindacale di Base – Pubblico Impiego – Sanità

1°-4-2021

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