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Luana D’Orazio: la Procura di Prato apre una nuova inchiesta, serve introdurre il reato di omicidio sul lavoro

Roma -

La Procura di Prato ha riaperto l’inchiesta sulla terribile morte di Luana D’Orazio, deceduta sul posto di lavoro il 3 maggio 2021: sono state, infatti, ritenute troppo lievi le condanne per la morte della giovane operaia, trascinata dentro l’orditoio sul quale era al lavoro. Un macchinario cui erano state manomesse le misure di sicurezza, rimuovendo protezioni salvavita che avrebbero impedito il trascinamento di Luana, per farlo lavorare più veloce ed aumentare la produttività. I titolari della ditta hanno patteggiato, ricevendo condanne non superiori ai due anni con sospensione condizionale, mentre il tecnico manutentore è stato assolto.

Nel nostro Paese, purtroppo, vicende come quella di Luana sono all’ordine del giorno: i dispositivi di sicurezza e le misure salvavita vengono spesso ignorate, aggirate o direttamente manomesse. Questo per diminuire i tempi di lavorazione, risparmiare su dispositivi di protezione e accumulare sempre maggiori profitti speculando sulla vita di chi lavora.

L’introduzione della fattispecie di reato dell’omicidio sul lavoro potrebbe, finalmente, porre uno strumento di deterrenza adeguato contro queste pratiche illecite: se nel 2021 fosse stato previsto, forse al macchinario su cui lavorava Luana non sarebbero state rimosse le protezioni.

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