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Mondiali di calcio 2026: senza i lavoratori non esiste nessuna “copertura eccezionale”. Airt a 100 euro lordi al giorno

Roma -

La Rai ha annunciato con orgoglio l'acquisizione dei diritti in chiaro di 35 partite dei Mondiali di Calcio 2026, compresa la gara inaugurale, le semifinali e la finale. L'azienda parla di “copertura eccezionale” e di un grande impegno editoriale e produttivo.

Ma dietro questa copertura ci sono i lavoratori.

Dietro ogni collegamento dagli Stati Uniti, dal Canada e dal Messico, dietro ogni servizio, ogni diretta, ogni contenuto destinato ai telegiornali, ai programmi sportivi e alle piattaforme digitali, ci sono tecnici e operatori chiamati a garantire standard elevatissimi in condizioni logistiche complesse e su distanze continentali.

La realtà è che sempre più spesso queste attività vengono svolte attraverso le AIRT – Attività Integrate di Ripresa e Trasmissione, con squadre ridotte e con lavoratori ai quali vengono richieste competenze multiple, responsabilità aggiuntive e una crescente polivalenza professionale.

Per i Mondiali 2026, in molti casi, la Rai può inviare all'estero gruppi estremamente ridotti di personale AIRT, ottenendo un risparmio enorme rispetto ai modelli produttivi tradizionali basati su troupe numerose e mansioni separate.

Meno personale inviato, meno costi di viaggio, meno costi logistici, meno costi organizzativi, più responsabilità concentrate su ciascun lavoratore, ma il riconoscimento economico previsto dal contratto continua a essere fermo a 20 euro lordi a giornata. Una cifra che appare del tutto scollegata dalla realtà del lavoro richiesto oggi e ancor più da quella richiesta durante un evento globale come il Mondiale 2026.

USB ritiene che non sia più possibile continuare a chiedere professionalità, disponibilità, flessibilità e capacità di sostituire più figure operative senza un adeguato riconoscimento economico.

Per questo chiediamo:

  • l'immediato aumento dell'indennità AIRT ad almeno 100 euro lordi per ogni giornata di effettivo svolgimento dell'attività;
  • il riconoscimento del maggiore valore professionale prodotto dai lavoratori coinvolti nelle attività integrate;
  • l'apertura di un confronto nazionale sull'organizzazione del lavoro legata alle nuove tecnologie e ai grandi eventi internazionali;
  • una redistribuzione concreta dei risparmi generati dall'utilizzo delle AIRT.

Se la Rai può garantire una presenza competitiva ai Mondiali del 2026 grazie a squadre ridotte, tecnologie leggere e lavoratori sempre più polifunzionali, allora è giusto che una parte di quel risparmio e di quel valore torni a chi quel lavoro lo svolge ogni giorno sul campo.

Perché non esiste innovazione senza lavoro.

E non esiste copertura eccezionale senza lavoratori che la rendano possibile.

 

USB LAVORO PRIVATO - COORDINAMENTO RAI