Nessuna equiparazione è possibile: la battaglia contro il Sionismo deve continuare! Il 9 settembre in piazza contro il Ddl Romeo
USB risponde con convinzione alla chiamata nazionale della Rete No Bavaglio, e sarà presente nelle tante piazze del Paese in questa giornata di lotta. Le “Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo” arrivate oggi alla Camera dopo l’approvazione in Senato, mirano a tacitare le legittime proteste contro l’entità genocidaria, che hanno visto un grande protagonismo delle lavoratrici e dei lavoratori negli scioperi politici di un anno fa. Il DdL adotta ufficialmente la definizione di antisemitismo data dall’Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto, che associa ambiguamente la discriminazione nei confronti degli ebrei (antisemitismo), alla legittima critica allo Stato di Israele (antisionismo). In ben 7 degli 11 esempi esplicativi di presunti atti di antisemitismo - recepiti nel provvedimento - la definizione IHRA tende a sovrapporre le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita.
Ma l’antisemitismo, così come ogni altra forma di discriminazione su base razziale, etnica, nazionale o religiosa, è già perseguito nel nostro ordinamento dalla Legge Mancino. Il vero scopo del DdL Romeo, in realtà, è quello di impedire le manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese, in particolare la pratica del boicottaggio accademico e l’opera di quelle lavoratrici e di quei lavoratori della conoscenza che con grande impegno hanno risposto alla domanda di comprensione delle studentesse e degli studenti. Quelle lavoratrici e quei lavoratori hanno provato a ricostruire la storia del conflitto in Palestina a partire dalle sue basi coloniali, prendendo chiaramente posizione contro il genocidio in corso e la pulizia etnica, che non è cominciata con il 7 ottobre 2023. Evidentemente questo modo di lavorare, di fare scuola e ricerca accademica è inaccettabile per le forze della repressione.
Benché il DdL 1004 porti il nome di un senatore leghista, i contenuti del testo in esame sono stati determinati da Fratelli d’Italia nell’ottica di legittimare e conferire pieni poteri al coordinatore della Strategia Nazionale di lotta all’antisemitismo e al suo gruppo tecnico di lavoro. Tale operazione ha evitato ulteriori passaggi legislativi e reso del tutto opaco il concreto contrasto all’antisemitismo, in quanto le azioni vengono decise e attuate da un soggetto nominato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e sottratto a ogni forma di controllo democratico.
Il DdL si inserisce in un processo di israelizzazione politico-culturale della nostra società, un tentativo liberticida e filoisraeliano messo in atto dal Governo e sostenuto convintamente anche da una parte della sedicente opposizione parlamentare. Ricordiamo che a marzo, in Senato, una parte dei senatori del Partito Democratico si astenne, mentre i cosiddetti riformisti votarono a favore del testo della maggioranza, che riprendeva elementi delle bozze di Delrio e Scalfarotto. E adesso pure non dobbiamo aspettarci nulla di buono.
Si prova a mettere in legge e a legittimare la crescente collaborazione politicola economica e militare con Israele che oggi sta espandendo le sue ambizioni su un pezzo di Mediterraneo. C'è una continuità con le leggi che in Gran Bretagna e Germania vietano e attaccano la causa palestinese. Non possiamo dimenticare che in Italia la magistratura sta perseguitando dirigenti, militanti e militanti palestinesi su indicazioni prodotte dal Mossad. Ben 800 cittadini italiani hanno partecipato sotto l'IDF al genocidio a Gaza; a questi si aggiungono i colonizzatori con passaporto italiano, tutti criminali di guerra al pari di Netanyahu. L'88% degli italiani è a favore dello stato di Palestina e oltre il 70% è contrario alla politica israeliana. Con questi numeri è evidente il compito repressivo che la politica assegna al DDL antisemitismo: colpire attivisti, giornalisti, tutta la cittadinanza per imporre una collaborazione con Israele.
L'appuntamento a Roma e per le 13 in Piazza Capranica - Montecitorio, e in altre decine di piazze in tutta Italia.
Prepariamoci a una lunga lotta e ricordiamo due assemblee nazionali: a Ravenna il 22 settembre, contro la guerra e il traffico di armi dal porto; a Genova, il 3 ottobre, per costruire assieme ai portuali la mobilitazione internazionale del giorno 30 in tutto il Paese.